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Sigilli ai patrimoni dei prestanome dei clan a Roma
Sotto la soglia di povertà, ma con ville da 10 vani

Calabria

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UFFICIALMENTE vivevano sotto la soglia di povertà ma a Roma avevano acquistato una casa di dieci vani. Il tutto, però, grazie ai soldi del clan. E così è scattato il sequestro nella Capitale. I militari del Gico e dello Scico della Guardia di Finanza hanno messo sigilli patrimoniali a beni per un valore di 3,5 milioni di euro. Erano intestati ad alcune persone che secondo l’accusa sono ritenute vicine o contigue alla cosca Alvaro di Sinopoli. Si tratta in particolare dei coniugi Francesco Frisina, di 56 anni, e Maria Antonia Saccà, nipote di Carmine Alvaro soprannominato «Pastina», il quale insieme ai fratelli Giuseppe detto «U Rugnusu» e Cosimo sono considerati i capi storici della cosca Alvaro di Sinopoli. 

Destinatario del sequestro anche Alessandro Mazzullo, nipote dei coniugi Frisina-Saccà, formalmente incensurato. Dalle indagini esperite dalle Fiamme Gialle è emerso che i coniugi, trasferitisi da tempo a Roma, nonostante redditi lecitamente percepiti neppure sufficienti a far fronte alle più elementari necessità, hanno, nel corso di pochi anni, acquistato un’abitazione di circa 10 vani nella capitale, vari beni mobili registrati nonchè la titolarità delle quote del capitale sociale di varie società. Analoghe risultanze sono emerse anche per Mazzullo il quale, nonostante un reddito medio annuo al di sotto della soglia minima di sopravvivenza, ha acquistato un’abitazione a Roma di 9,5 vani per un valore dichiarato in atti di 500.000 euro, oltre alla titolarità di quote societarie.

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