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Nuovo maxi sequestro di droga
630 kg di cocaina al porto di Gioia

Calabria

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GIOIA TAURO - Nuovo maxi sequestro di cocaina a Gioia Tauro. La Guardia di Finanza ha scoperto circa 630 chili di cocaina purissima che portano a quasi una tonnellata i sequestri effettuati negli ultimi 5 giorni. La sostanza stupefacente è stata trovata dai Finanzieri del Gico, Sezione G.O.A. di Reggio Calabria e dal Gruppo della Guardia di Finanza di Gioia Tauro unitamente ai Funzionari dell’Agenzia delle Dogane, all’interno del porto, contenuta in sedici borsoni e divisa in 580 panetti nascosti all’interno di un carico di nocciole provenienti dal Brasile. I dettagli dell’operazione sono stati forniti nel corso di una conferenza stampa che si è svolta nella sede del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, alla presenza del Procuratore Capo della Procura della Repubblica di Reggio Calabria Ottavio Sferlazza, dal Procuratore Capo della Repubblica di Palmi  Giuseppe Creazzo e dal Procuratore Aggiunto D.D.A. Michele Prestipino. Il sequestro di cocaina effettuato stamani nel porto di Gioia Tauro rientra nell’ambito di un’indagine avviata dalla Guardia di finanza 15 mesi fa e che ha portato a recuperare, complessivamente, 2,4 tonnellate di sostanza stupefacente per un valore di 580 milioni di euro. Gli investigatori puntano adesso ad individuare ed arrestare i responsabili del traffico. 

IL RUOLO DELLE COSCHE. C'è la regia della 'ndrangheta dietro i continui approdi di grandi quantitativi di droga nel porto di Gioia Tauro. Ne sono convinti gli inquirenti, dopo l’ennesimo sequestro avvenuto nello scalo marittimo calabrese. I 630 chilogrammi di cocaina sequestrati dalla Guardia di Finanza erano occultati a bordo di un container carico di noccioline giunto sulla motonave Msc Santhiago. La droga, che sul mercato avrebbe fruttato 580 milioni di euro, era contenuta in 16 borsoni per un totale di 580 panetti. 

L'INCHIESTA. I pani erano "ordinatamente" disposti sul carico di noccioline nella speranza - secondo gli inquirenti – di creare una figura omogenea che potesse sfuggire all’occhio dello scanner. Su 8 container selezionati dalle Fiamme Gialle del Gico, che hanno operato insieme all’Agenzia delle Dogane, quello col carico di droga è stato il primo ad essere ispezionato. Dall’inizio del 2012 sono 1.303 i chili di coca sequestrata, che vanno ad aggiungersi ai 1082 del 2011: 2385 kg in appena 15 mesi. «Numeri impressionanti», hanno sottolineato gli inquirenti durante la conferenza stampa tenuta al comando provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, alla presenza del procuratore facente funzioni Ottavio Sferlazza, del procuratore aggiunto della DDA Michele Prestipino Giarritta e del procuratore di Palmi, Giuseppe Creazzo. La produzione annua di cocaina nei paesi del Sud America è di mille tonnellate, di queste 400 sono destinate in Europa, dove giungono o tramite velieri e navi pescherecci che affrontano la traversata transoceanica, tramite aerei cargo, oppure nei container del traffico commerciale. 

Quest’ultimo metodo rappresenta solo il 10 per cento della droga movimenta dai narcotrafficanti. L’avere sequestrato in soli 5 giorni una tonnellata dà la misura della brillante operazione condotta dalla Finanza, e della centralità del porto di Gioia Tauro nelle rotte dei narcotrafficanti. «Addirittura – ha rivelato il procuratore Sferlazza – sembrerebbe che il porto di Gioia potrebbe assumere un ruolo di centralità anche per il traffico eroina, si è ritenuto che alcuni paesi emergenti, come India e Cina, potrebbero avere privilegiato questa tappa come intermedia per Rotterdam e Anversa. Che dietro il traffico di cocaina vi sia la regia delle cosche di 'ndrangheta della zona, per gli inquirenti non vi sono dubbi. Tanto più che i borsoni, e lo stesso metodo di confezionamento della droga sequestrata ieri sono analoghi a quelli del maxisequestro di 560 kg avvenuto l’anno scorso, quando un uomo fu arrestato mentre trasportava la cocaina fuori dal porto di Gioia Tauro. Questa volta gli investigatori ritengono che il carico sarebbe stato probabilmente diviso, metà sarebbe rimasto nelle mani delle cosche, e l’altra metà avrebbe preso la rotta del Nord Italia e del Nord Europa. Gli inquirenti sono fiduciosi che il lavoro fin qui prodotto consentirà in un futuro non troppo lontano di poter stringere il cerchio sull'organizzazione che sta alle spalle di queste spedizioni.

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