Salta al contenuto principale

Confisca dei beni e cultura della legalità per battere la 'ndrangheta. La ricetta del questore Longo

Calabria

Tempo di lettura: 
1 minuto 30 secondi

REGGIO CALABRIA - Il nuovo questore di Reggio Calabria, Guido Longo, ha incontrato i giornalisti in occasione del suo insediamento. Il suo è un ritorno a Reggio Calabria, dopo 24 anni, e importanti operazioni di polizia giudiziaria, ultima in ordine di tempo, come questore di Caserta, quella che ha disarticolato il clan dei 'casalesì.   «Per fortuna – ha detto Longo, ricordando la guerra di 'ndrangheta – dagli anni '80 la situazione è cambiata. Adesso le cose vanno molto meglio e di risultati importanti ve ne sono stati tanti. Questo per me significa che dovrò lavorare di più per mantenere alto questo andamento positivo».   

Il nuovo questore di Reggio si è soffermato, in particolare, sulle sue esperienze in Sicilia, alla Dia di Palermo, e successivamente in Campania. «La 'ndrangheta – ha detto Longo - è ormai una realtà criminale di assoluta pericolosità. Domina i traffici di cocaina in Europa e denota una raffinata capacità di infiltrare l’economia pulita. Su questo fronte è necessario perseguire la linea, finora vincente, che ha permesso il sequestro e la confisca dei beni di provenienza illecita. Si tratta di straordinarie ricchezze accumulate grazie al traffico di stupefacenti che consente alla 'ndrangheta di avere a disposizione ingenti quantitativi di danaro liquido».   Longo ha sottolineato, inoltre, «l'importanza del rapporto tra forze di polizia e magistratura con i cittadini, soprattutto con i giovani. Il lavoro di sensibilizzazione culturale è una leva robusta per aprire le coscienze oneste ed offrire gli strumenti di difesa civile contro un fenomeno perverso come la ndrangheta, di cui bisogna parlare poichè il silenzio ne aumenta il consenso. Mi giudicherete alla fine del percorso e saranno il personale e l’opinione pubblica a verificare il mio operato».

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?