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Nell'asilo del terrore c'era «omertà»
Anche i genitori temevano rappresaglie

Calabria

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CIRO’ MARINA - «Omertà». E’ tutta racchiusa in questa parola la ragione delle esigenze cautelari ravvisate dal gip del Tribunale di Crotone Franco Russo Guarro che, accogliendo la richiesta del pm Gabriella De Lucia, ha disposto gli arresti domiciliari per le maestre della scuola dell'infanzia Artino Michelina Bompignano e Anna Lionetti, accusate di maltrattamenti e lesioni ai bimbi di età compresa tra i tre e i cinque anni. Già. Perché «appare inverosimile - è detto nel provvedimento restrittivo che recepisce la ricostruzione dei carabinieri avallata dalla Procura di Crotone, diretta da Raffaele Mazzota - che la circostanza della realizzazione da parte di docenti dell'asilo di condotte violente in danno dei bambini, vista anche la documentata frequenza con cui le stesse venivano poste in essere, non sia stata riferita dalle vittime o da alcune di esse ai propri genitori». Del resto, la madre della bimba che ricevette lo schiaffo e che ha fatto denuncia ha riferito ai carabinieri, in sede di querela, che altre alunne le confessarono di essere state picchiate. «E' dunque ragionevole ritenere sussistente un clima di diffusa omertà - rileva il gip - presumibilmente dettato dal timore di subire delle rappresaglie, del quale le indagate potrebbero agevolmente approfittare ove lasciate in stato di libertà al fine di indurre le vittime delle violenze e i loro parenti a negare gli abusi o a denunciarli in modo non corrispondente alla realtà».

 Non a caso il gip ricorda che il giorno dello schiaffo la madre della bimba ricevette diverse chiamate da una delle indagate «all'evidente fine di indurla a non sporgere denuncia».

Insomma, senza «un adeguato presidio cautelare» si rischia l'inquinamento della prova, sempre secondo il gip. 

Alla luce di quanto è detto nell'ordinanza di custodia cautelare, sorge, in ultima analisi, un dubbio: è possibile che gli altri genitori non sapessero? Che nessuno dei bimbi avesse raccontato loro di maltrattamenti e lesioni? E che non sapessero nulla dell’andazzo neanche docenti e collaboratori scolastici? Possibile, almeno secondo il gip, che parla di «diffusa omertà».

Non solo pericolo di inquinamento probatorio. C’è anche quello di reiterazione del reato a fondare le esigenze cautelari, ad avviso del gip: «la particolare gravità delle condotte documentate dalle videoriprese sistematicamente poste in essere, in alcuni casi con inaudita violenza, nei confronti di bambini inermi in tenerissima età è tale da denotare un’evidente inclinazione delle indagate alla realizzazione di reati della stessa indole».

E' appena il caso di ricordare che, nel rapporto tra alunno e insegnante, la legge vieta qualsiasi forma di punizione violenta.

 

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