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La grande fuga dei giovani
In 3.000 hanno lasciato Catanzaro

Calabria

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CATANZARO - Desiderosi di cambiare contesto sociale, in lotta con le proprie origini e a caccia di nuovi spazi di vita e di affermazione. Catanzaro e i suoi giovani in fuga, sempre più spesso per scelta e non per necessità.  

Negli ultimi tre anni in tremila – tra i 15 e i 29 anni – sono partiti dal territorio della provincia del capoluogo di regione, senza farvi più ritorno. Addio casa madre: Catanzaro non è un paese per giovani. A dirlo gli ultimi rilevamenti fatti su base economica, ad esempio da Uniocamere, l’organismo che raggruppa le cinque Camere di commercio della Calabria e che nell’ultimo rapporto dedicato all’economia regionale assegna proprio a Catanzaro la maglia nera per lo spopolamento giovanile. Sui tre colli i ragazzi vivono peggio che negli altri centri della regione, o almeno questo dicono le analisi demografiche ed economiche fatta dai più attestati istituti di ricerca.

Stando, dunque, alla fredda realtà dei numeri, dal 2008 al 2011 per quanto il totale della popolazione residente non sia diminuito, si è registrato un calo in verticale degli abitanti under 30. Ben il 3,9% della popolazione – tremila su 368.597 abitanti rilevati dall’ultimo censimento. Un piccolo esercito, insomma. È come se di colpo, nella puntiforme Calabria dei tanti borghi interni e paesi costieri, Cirò piuttosto che Riace o Altomonte  si svegliassero disabitate, neanche una luce accesa alle finestre. Tutte spente. 

Un lento, silenzioso ma inesorabile processo migratorio, che non conosce distinzione sociale, né classi di laurea. Partono uomini e donne, nella valigia la laurea in Legge e in Medicina piuttosto che il diploma all’Alberghiero o in istituto professionale: in tanti a 18 anni, non appena chiudono con la scuola dell’obbligo e iniziano la grande avventura dell’università. Quello è l’addio più facile da pronunciare, quando c’è da scegliere la facoltà e cercare casa in una città lontana da mamma e da papà. Altrettanto numerosi, però, sono coloro che, anche dopo la fatidica soglia della pergamena, decidono di andare a caccia del proprio futuro lontano da casa. Più impegnativi i pensieri nella testa di di un neolaureato calabrese, costretto a fare i conti con un tessuto economico fra i più statici e fragili d’Europa. La scelta di spedire il curriculum lontano dai confini catanzaresi non è sempre voluta e cercata ma imposta da un’oggettiva ristrettezze di opportunità e prospettive. 

Il dato demografico dell’emigrazione – la fascia d’età va dai 15 ai 29 anni – racconta ancora un’altra verità e cioé che l’emorragia giovane non si arresta nel percorso formativo e di ingresso nel mondo del lavoro. Va oltre, è in qualche modo strutturato e affonda - nella sua lettura sociologica - le sue origini non solo in uno stato di necessità - legato ad esempio all’impossibilità di trovare un’occupazione - quanto nell’esplicita e cosciente decisione di scappare. Non si parte, si fugge, si abbandona, si sceglie di costruire il proprio domani lontano dal nido familiare. Ciò che accompagna la gioventù catanzarese - non appena il silenzioso popolo dei cervelli alla ricerca di  una patria migliore mette fuori il naso dalla galleria del Sansinato e si gira a salutare la città sui tre colli - è un sentimento di frustazione, a volte anche di rabbia e ribellione allo stato sociale e di relazioni di partenza.

E così la comunità di Catanzaro si scopre più vecchia e stanca e, sulla base dei freddi numeri, desinata a un futuro incerto, statico, monco della sua articolazione più fresca e vitale: i ventenni e i trentenni. Quelli che sono nati tra gli anni Ottanta e Novanta, quelli che non hanno assistito ai moti di Reggio e a malapena ricordano la stagione dei sequestri nella Locride e di mamma coraggio Angela Casella. Quelli che non hanno mai assistito a una partita di serie A nello stadio Ceravolo e non hanno nella loro memoria le immagini storiche del processo su piazza Fontana celebrato nelle aule di tribunale di Catanzaro. Loro, i ventenni e i trentenni, se possono vanno via.

La capitale della Calabria si scopre orfana di una generazione, quella che in un futuro neanche troppo lontano sarebbe destinata a diventare prossima classe dirigente: nella politica e in tutti i segmenti del vivere comune.

Non a caso i più preoccupati del fenomeno sono proprio gli economisti, che a ogni rapporto utile mettono in luce i rischi che derivano dallo svuotamento di generazioni. tanto più che il trend non appare in fase di arresto, ma potrebbe essere crescente e costante negli anni. Se tanto mi dà tanto, di questo passo la provincia di Catanzaro nell’arco di venti o trent’anni potrebbe vedere ridotte al lumicino le sue forze giovani, con chiari ed evidenti costi sia sul piano sociale che economico.

Il fenomeno dell’emigrazione e dello svuotamento delle comunità in realtà è proprio della Calabria, esposta al dramma dello spopolamento in primis nei borghi e su tutti i territori il più esposto è Catanzaro. Non a caso tra i comuni più poveri e a rischio estinzione c’è Torre di Ruggiero, piccolo paese  della provincia e nel top ten dell’Istat sui borghi vicini alla chiusura per la riduzione della popolazione Conferma la scarsa ospitalità di Catanzaro verso le nuove generazioni anche il dato della disoccupazione. Quelli che negli ultimi tre anni hanno perso il maggior numero di contratti sono proprio i ragazzi: 2.500 under trenta, un’intera fascia di popolazione.

 

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