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Al via il processo d'appello
per la strage dei ciclisti

Calabria

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LAMEZIA TERME (CZ) - Inizia oggi un nuovo capitolo giudiziario sulla strage dei ciclisti. Condannato dal gup di Lamezia a ottobre scorso a otto anni con il giudizio abbreviato  per il giovane marocchino (agli arresti domiciliari) Chafik El Ketani, inizia oggi il processo d’appello a Catanzaro dopo che i suo legali di fiducia, gli avvocati Gregorio Ceravolo e Salvatore Staiano, hanno impugnato la sentenza di primo grado emessa il 28 ottobre 2011. E saranno tanti i punti su cui la difesa cercherà di convincere i giudici di secondo grado che la sentenza di primo grado sarebbe stata «palesemente eccessiva», così come sostenuto dai motivi di appello dei difensori del giovane marocchino che la mattina del 5 dicembre del 2010, alla guida di una Mercedes, investì dieci ciclisti lametini (otto morti e due sopravvissuti) nel tratto della statale 18 fra Lamezia e Gizzeria, causando la morte sul colpo di Rosario Perri, Franco Stranges, Fortunato Bernardi, Pasqualino De Luca, Giovanni Cannizzaro, Domenico Palazzo e Vinicio Puppin, mentre Domenico Strangis spirò dopo due mesi e mezzo di coma all'ospedale di Cosenza. Rimasero feriti Gennaro Perri (fratello di Rosario) e Fabio Davoli. La difesa darà battaglia prima di tutto sulla velocità dell’auto al momento della tragedia.  

«L'impatto - scrisse il gup Fontanazza nelle motivazioni della sentenza impugnata dalla difesa dell’imputato - è derivato dalla perdita di controllo del veicolo da parte dell'imputato, come emergendo dall'analisi tecnica e dalle sit (sommarie informazioni) delle parti offese sopravvissute (che hanno indicato un andamento a zig - zag del veicolo e come uscisse fumo dalle ruote)». 

E che «una delle cause di tale perdita di controllo del veicolo da parte dell'imputato è certamente la velocità superiore ai limiti e stimata (con approssimazione  al ribasso) dal consulente, con indicazioni condivisibili a cui si rinvia, in 109 km/h». Ma fra i motivi d’appello i difensori del marocchino hanno anche ritenuto che il giudicante «ha negato» il beneficio delle attenuanti generiche partendo da una pena base «eccessivamente elevata», in specie «ciò è postulato (ampio spettro delle generiche) per esclusione dell'alterazione psico - fisica da stupefacenti e corretta valutazione della velocità». Gli avvocati Ceravolo e Staiano nelle motivazioni dell'appello hanno quindi contestato punto per punto le motivazioni della sentenza di primo grado. Sulla guida dell'imputato sotto l'effetto di sostanze stupefacenti, in particolare, per i legali di El Ketani (che dedicano 5 pagine solo sulla tesi della guida sotto l'effetto di droga) dalle risultanze degli studi effettuati, «emerge con limpidità», così come argomento dal consulente Russo, «in che modo i valori riscontrati per il Thc ed il suo metabolita acido, risultino non indicativi di un'assunzione, e quindi di un effetto psicotropo, nel periodo del sinistro stradale». Contestata dalla difesa anche la tesi della forte velocità della Mercedes. Secondo i difensori dell'imputato «l'elaborato peritale dell'accusa appare nebuloso, soprattutto quando dovrebbe essere chiarificatore; i dubbi permangono e sono molti». Per la difesa infatti «le asserzioni del Ctu sono basate solo sulle misurazioni della polizia municipale», e che tutta la descrizione della dinamica, compreso il posizionamento dei corpi, «non è basata su dati scientifici nè su riscontri inerenti ad esami tecnici».

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