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Nel mirino un imprenditore romano vicino alle cosche, confiscati beni per 115 milioni di euro

Calabria

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REGGIO CALABRIA - La Direzione investigativa antimafia di Reggio Calabria ha eseguito un decreto di confisca beni e un sequestro, per un valore totale di 115 milioni di euro, nei confronti di un imprenditore romano, Federico Marcaccini di 34 anni. L’uomo, operante nel settore immobiliare, ambientale e del commercio di autovetture, è stato sottoposto a un fermo di indiziato di delitto nell’ambito dell’operazione «Overloading», condotta nel 2010 dalla Procura distrettuale di Catanzaro nei confronti di 77 persone a vario titolo accusate di traffico internazionale di stupefacenti. Tra gli indiziati figurava il melitese Bruno Pizzata, indicato dagli inquirenti come noto trafficante internazionale di droga, legato alle cosche di 'ndrangheta di San Luca, che vanta consolidati canali di rifornimento con i narcotrafficanti sudamericani. 

Nello scenario investigativo, Marcaccini era ritenuto uno dei principali finanziatori dell’organizzazione criminale, solito interloquire con Pizzata e con esponenti malavitosi di San Luca e Locri. Scarcerato dal Tribunale del Riesame di Catanzaro nel gennaio 2011, Marcaccini è stato arrestato nuovamente nel dicembre 2011 dalla Guardia di Finanza, per associazione a delinquere finalizzata all’abusivo esercizio di attività finanziaria nonchè per falso, truffa ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. Nel settembre 2011 il Cento Dia di Reggio Calabria aveva eseguito un sequestro anticipato dei beni dell’imprenditore romano, mentre con un’ulteriore informativa del 15 febbraio 2012 la Dia ha delineato un progetto di occultamento del proprio patrimonio. Tra i beni sottoposti a confisca figurano il patrimonio aziendale e le quote sociali di 32 società di capitali; disponibilità finanziarie aziendali e personali, per circa 1,5 milioni di euro, orologi e monili di cospicuo valore contenuti in una cassetta di sicurezza. Tra i beni societari di particolare pregio figura l’immobile locato alla società di gestione del teatro Ghione – quest’ultima estranea ai fatti e al sequestro – vicino a piazza San Pietro a Roma. Il Tribunale di Roma, inoltre, con altro provvedimento ha disposto il sequestro di un’azienda operante nel settore immobiliare, che da successive indagini gli inquirenti hanno ravvisato rientrare nella galassia dei beni riconducibili al Marcaccini. 

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