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Maxi sequestro a imprenditori
Sigilli a beni per sei milioni

Calabria

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LOCRI - Beni mobili e immobili per un valore di sei milioni di euro sono stati confiscati ai fratelli Francesco e Antonio Tallura, di 50 e 47 anni, imprenditori edili considerati contigui alla cosca Cordì di Locri. I due erano stati arrestati nell’operazione denominata Shark con l’accusa di avere favorito la cosca in alcuni lavori. Eseguita dalla polizia la confisca di patrimoni aziendali, 19 automezzi, 4 terreni, alcuni fabbricati e libretti postali.

Per i magistrati Antonio Tallura, insieme al fratello, avrebbe fatto da sponda al clan Cordì per insediarsi negli appalti pubblici. Entrambi i fratelli sono stati condannati a 4 anni e 6 mesi in primo grado nell'inchiesta che colpì i vertici della famiglia Cordì di Locri, seguita passo passo dalla Dda di Reggio Calabria e con alle spalle una lunga indagine dei carabinieri, che ha trovato il suo perno nelle denunce delle vittime dell’usura e nelle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Domenico Novella e Bruno Piccolo.

Antonio Tallura, alcune settimane fa, parlando con il pm Antonio De Bernardo, ha svelato  alcuni retroscena delle vicende criminali di Locri: «Ho pagato 30 mila euro per poter fare i lavori del palazzetto dello  Sport di Locri». L'uomo, ritenuto dalla Dda il braccio imprenditoriale della famiglia Cordì, ha svelato alcuni risvolti legati al pizzo da pagare a chi imponeva il proprio dominio nelle varie zone di Locri. «Nel 1997 pagai 3 milioni di lire a Peppe Parrotta per fare alcuni lavori di ristrutturazione della rete fognaria a Locri». 

Parrotta, assassinato nell'ambito della faida tra i Cordì e i Cataldo, era considerato il braccio destro di don Pepè Cataldo. E nelle dichiarazioni di Antonio Tallura c'è un altro riferimento alla famiglia Cataldo, in particolare a Giuseppe Zucco: «A Zucco abbiamo dovuto dare 30 mila euro per i lavori del palazzetto dello sport in Contrada Basilea». 

Antonio Tallura ha deciso di parlare con il magistrato della Distrettuale antimafia e raccontare alcuni dettagli delle trame locresi. Ad oggi solo una parte delle  sue dichiarazioni è pubblica perchè depositata agli atti di un processo, ma sono diversi gli omissis che la Dda ha piazzato nelle pagine dei verbali di Tallura.    

Almeno uno dei fatti raccontati dall'imprenditore di Locri combaciarebbe con le parole del collaboratore di giustizia Domenico Novella, che nel 2006 raccontò ai magistrati della Dda di Reggio Calabria come a Locri «più o meno certe zone come interessano sia ai Cordì ai Cataldo come sono che c’è la zona chiamata Basilea di Locri - raccontò il pentito - che interessa alla famiglia Zucco Giuseppe Zucco che è vicino ai Cataldo... fa che hanno avuto una discussione con i Cordì con Cordì Salvatore Dieni Salvatore pure. questo Giuseppe Zucco per un lavoro che ha fatto Tallura e lui voleva riscuotere i soldi la mazzetta pure lui la percentuale si dice».

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