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Sulla nomina a primario di Falcomatà
In quattro non rispondono al magistrato

Calabria

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REGGIO CALABRIA - In quattro si avvalgono della facoltà di non rispondere davanti al magistrato Mauro Tenaglia, che coordina le indagini sul concorso da dirigente di primo livello presso l’Unità operativa complessa di Dermatologia dell’ospedale di Reggio Calabria, vinto da Valeria Falcomatà, moglie dell’ex assessore al bilancio del Pd, Demetrio Naccari Carlizzi. La consorte del politico, indagata per corruzione, aveva fatto scena muta in sede di interrogatorio. Stessa strada ha intrapreso Giancarlo Valenti, membro della commissione di designazione regionale, che attraverso una missiva inviata alla Procura ha dichiarato di avvalersi della facoltà di non rispondere. «Il posto è mio e lo devo vincere». E’ proprio con questa frase che Falcomatà “richiama” Valenti, a mantenere l’impegno da lui assunto per farle vincere il concorso. Ma questa è soltanto una delle registrazioni in mano agli inquirenti e allegate alla denuncia sui presunti illeciti della prova concorsuale presentata da Maria Carmela Arcidiaco, attuale direttore facente funzioni dell’unità di Dermatologia di Reggio. Ci sarebbe, infatti, altro materiale audio di interesse investigativo in mano agli inquirenti. In Procura hanno fatto scena muta anche i tre commissari sorteggiatori (Igino Postorino, Giuseppe Crisalli e Giuseppa Caserta) che secondo la Procura avrebbero falsato la procedura del terzo membro della commissione per far ricadere la scelta sul medico Vincenzo Schirripa. Per il magistrato questa sarebbe stata una decisione presa “a tavolino”. Gli altri cinque destinatari dell’avviso di garanzia, invece, hanno fornito la loro versione dei fatti al magistrato Tenaglia. Si tratta di Vincenzo Schirripa, Giuseppe Foti, Mario Santagati, Domenico Mannino e Paolo Vazzana. Degli undici destinatari dell’avviso di garanzia uno soltanto al momento non è stato sentito e per il quale non è stata ancora fissata la data di comparizione in Procura. Si tratta di Naccari Carlizzi a cui vengono contestati i reati di corruzione, concussione e falso ideologico. Reati che per la Procura sarebbero stati commessi «abusando della sua qualità e dei suoi poteri di assessore della giunta della Regione Calabria (e quindi di pubblico ufficiale), ed in particolare del potere politico derivante da tale incarico». 

Sulla vicenda dura presa di posizione da parte del centrodestra. «Registriamo una strana tendenza nel Pd. L’onorevole Maria Grazia Laganà Fortugno, imputata nel processo per presunte irregolarità nella fornitura di materiale per l’Ospedale di Locri, nel processo si avvale della facoltà di non rispondere - dicono i consiglieri regionali del Pdl Giuseppe Caputo, Mario Magno, Fausto Orsomarso e Salvatore Pacenza - La dottoressa Valeria Falcomatà, moglie dell’ex assessore regionale Naccari Carlizzi e sorella del capogruppo del Pd al Consiglio comunale di Reggio Giuseppe Falcomatà, si avvale della facoltà di non rispondere. Il Pd, per coerenza, si avvale della facoltà di non rispondere! Tutti rimangono in silenzio, nessuno prende una posizione, anche solo di facciata, riguardo queste vicende. È proprio strano che chi non ha niente da nascondere e si definisce puntualmente 'nella più assoluta tranquillità' preferisca non rispondere ai giudici. Queste vicende, infatti, sembrerebbero dimostrare come è stata trattata la sanità in Calabria in tutti questi anni, ovvero a proprio piacimento, in barba a leggi e buon senso. Ed oggi questa classe dirigente è costretta a fare i salti mortali per risistemare il settore e renderlo finalmente virtuoso e funzionale alle esigenze dei calabresi».  Critiche arrivano anche dal Coordinamento del Pdl Grande Città di Reggio. «Noi restiamo garantisti e auspichiamo che venga fatta chiarezza sulla vicenda - sottolinea il centrodestra - ma non siamo sciocchi, ci aspettavamo un passo importante da parte del capogruppo del Pd in consiglio comunale Giuseppe Falcomatà, che peraltro non c'è stato, e non consentiamo a nessuno di prenderci in giro».  

 

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