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Scontri a Rogliano, gli immigrati protestano per la "pocket money"

Calabria

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ROGLIANO – Chiedono solo il loro “pocket money”, ovvero quel poco denaro contante che il programma Sprar prevede per loro come «strumento di supporto ai percorsi d’inserimento. Permette di acquisire maggior confidenza con la valuta e di testare direttamente il costo della vita». Ma quella che era una legittima protesta rischiava di trasformarsi in una guerriglia a causa del comportamento di qualche soggetto isolato. In serata, comunque, lo stato di agitazione degli ospiti del centro di accoglienza di Rogliano è rientrato. Almeno per qualche ora, finché cioè dalla prefettura di Cosenza non arriveranno le risposte che il mediatore - il colonnello Francesco Ferace, comandante provinciale dei carabinieri di Cosenza – ha promesso di portare ai leader della protesta. 

L’ufficiale ha tentato di far rientrare la protesta, spiegando che i ritardi nella erogazione dei fondi da distribuire attraverso la cosiddetta pocket money sono bloccati presso la Protezione civile, che gestisce in modo unitario quella che è stata denominata “emergenza Nordafrica”. Ma, per contro, ha preteso senza condizioni che terminassero i danneggiamenti alla struttura e che il gestore del centro venisse “liberato”, poiché alcuni dei rifugiati avevano preteso che l’uomo – ritenuto da loro responsabile del mancato pagamento – non lasciasse il centro. 

Dalla tarda mattinata di ieri, sono stati tanti i momenti in cui la situazione si è riscaldata: prima con l’intrusione e i danneggiamenti nell’ufficio della direzione; poi con i danni alle fioriere e ai lampioni dell’esterno. Ma la situazione ha rischiato di prendere una brutta piega proprio quando il colonnello Ferace ha fatto schierare i sui carabinieri, i poliziotti e finanzieri – circa un centinaio di uomini – in tenuta antisommossa. Fortunatamente si è trattato solo di una dimostrazione di forza; ciò che ha convinto i rivoltosi alle tregua, almeno per un giorno, è stata la promessa dell’ufficiale di portare la questione al tavolo del prefetto, dove questa mattina è prevista una riunione anche con il questore. Ma la questione non è solo il blocco dei fondi nelle casse della Protezione civile – per un cavillo contabile riscontrato dalla Corte dei conti – ma gli arretrati che, accusano i rifugiati, la cooperativa reggina "La Rosola” che gestisce il centro non ha elargito correttamente anche quando i soldi c’erano. I centosei ospiti della struttura di accoglienza allestita nell’ex agriturismo “La calavrisella” - alcuni arrivati nel mese di agosto dello scorso anno, altri più recentemente – lamentano infatti di non aver ricevuto i due euro e cinquanta previsti dalla legge come diaria. E fino a qualche mesi fa avrebbero invece ottenuto solo dei buoni cartacei da spendere nello spaccio della struttura, mentre avrebbero dovuto ricevere un importo più che doppio, in moneta contante da spendere ovunque, o da accumulare in una posta pay, come prevede il manuale del Ministero. Almeno una settantina di loro è addirittura titolare di permesso di soggiorno, ma non può andare da nessuna parte perché non ha soldi neanche per il viaggio. 

 

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