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Lo Stato confisca i beni di Nino Princi
l'affarista del clan ucciso da una bomba

Calabria

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REGGIO CALABRIA – La Direzione Investigativa Antimafia di Reggio Calabria ha confiscato beni per un valore di circa 28 milioni di euro a due imprenditori della Piana di Gioia Tauro. Il decreto di confisca, emesso dal Tribunale di Reggio Calabria, fa seguito al sequestro dei beni già effettuato, su proposta inoltrata dal Procuratore Distrettuale della città ed ha interessato quattro importanti società di capitali, un fabbricato e numerosi rapporti finanziari nei confronti degli eredi dell’imprenditore Antonino Princi e del fratello, Natale Princi, 46 anni.

Antonino è stato vittima nel maggio del 2008 di un attentato, quando aveva 45 anni: la sua auto è stata fatta esplodere e lui ha subito una straziante agonia, dopo aver subito mutilazioni orrende. Secondo gli investigatori, la sua colpa è stata vole riorganizzare la  cosca Rugolo di Oppido Mamertina secondo criteri più moderni superando la vecchia mentalità legata agli interessi rurali dell’anziano suocero. Nino insomma, tesseva la rete per mettere da parte il boss Domenico Rugolo. Assieme al cognato Domenico Romeo aveva iniziato a pensare in grande. Nino Princi,è stato definito, una mente finanziaria sopraffina. Capace e determinato. Secondo le carte aveva iniziato a lavorare per il suocero. Le carte delle inchieste sono andate a fondo dei suoi interessi nella realizzazione del centro commerciale "Porto degli Ulivi" di Rizziconi, ora ceduto ad un gruppo svizzero. Poi però aveva iniziato ad affrancarsi giocando in proprio. E non si esclude che il suo ruolo di consigliere economico sia stato messo a disposizione di altri clan. Questa, tra l’altro è una delle piste che si stanno seguendo per capire chi decise la sua uccisione, nel territorio di Gioia Tauro. 

Gli inquirenti ne avevano chiesto l’arresto al Gip distrettuale  reggino che pur avendo valutato la sussistenza di gravi indizi  non aveva emesso il provvedimento in tempo per salvare la vita di Princi. Il provvedimento infatti arrivò pochi giorni dopo dell’attentato contro di lui.   

Princi, imprenditore nel settore dell’abbigliamento e delle  attività immobiliari con interessi anche nel mondo del calcio,  secondo l’accusa, aveva cooperato col suocero Domenico Rugolo  nella gestione degli interessi economici della cosca. Mentre Natale  Princi, per gli investigatori, era intestatario fittizio dei  beni nella disponibilità del fratello. 

Per quanto concerne Natale Princi, secondo gli investigatori, in quanto stabile contitolare di partecipazioni societarie in attività imprenditoriali funzionali all’occultamento di capitali illeciti con il fratello Antonino, era «strumento essenziale e consapevole» di un meccanismo illecito finalizzato alla sopravvivenza del sodalizio mafioso. Il Tribunale, nel provvedimento odierno, ha confermato tale posizione affermando che Natale Princi «si è consapevolmente e stabilmente prestato a farsi «gestire» dal fratello per assecondare e garantire gli obiettivi illeciti di quest’ultimo.» Il provvedimento di confisca fa seguito al sequestro dei beni già effettuato nel giugno 2009, su proposta inoltrata dal Procuratore Distrettuale di Reggio Calabria. Le imprese dei fratelli Princi sono state espressamente qualificate dall’organo giudiziario come tipiche «imprese mafiose» con meccanismi di alimentazione illecita. I beni oggi confiscati comprendodono quote sociali e patrimonio aziendale della «Princi srl», con sede a Gioia Tauro; quote sociali e patrimonio aziendale della «Primar srl», con 2 punti vendita a Gioia Tauro al dettaglio e all’ingrosso di prodotti tessili ed un punto vendita nell centro commerciale « Porto degli Ulivi» a Rizziconi; quote sociali e patrimonio aziendale della «Duegì immobiliare srl» con sede a Gioia Tauro; quota del 20% del capitale sociale della «Delianuova calcio srl». un fabbricato con sede a Palmi; numerosi rapporti finanziari (dossier titoli, conti correnti) personali ed aziendali.

 

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