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Arrestati 4 medici: certificavano diagnosi false
per evitare il carcere ai boss Forastefano e Arena

Calabria

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RILASCIAVANO certificati medici con false diagnosi di patologie neuropsichiatriche per evitare il carcere agli affiliati delle cosche di 'ndrangheta Forastefano e Arena. Sei persone, fra cui quattro camici bianchi sono finiti in manette con le accuse di corruzione in atti giudiziari, falsa perizia, false attestazioni in atti destinati all’autorità giudiziaria, abuso d’ufficio, procurata inosservanza di pena ed istigazione alla corruzione, aggravati dalle finalità mafiose. I medici coinvolti sono: Gabriele Quattrone, Massimiliano Cardamone, Franco Antonio Ruffolo, e Luigi Arturo Ambrosio. Alcuni di loro sono in servizio alla casa di cura Villa Verde di Donnici, nel Cosentino, da cui è scaturito il nome dell'operazione: «Villa Verde», appunto.

L’operazione è condotta dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Cosenza, che hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Catanzaro, nei confronti dei 6 indagati. 

 Al centro dell’indagine, i rapporti di complicità tra alcuni medici e le cosche Forastefano di Cassano Ionio ed Arena di Isola Capo Rizzuto, finalizzati ad evitare il carcere agli affiliati. Accertato, in particolare, il rilascio di certificazioni sanitarie inerenti a false patologie neuropsichiatriche, incompatibili con il regime detentivo.

Il provvedimento è stato notificato anche a due mogli di esponenti di spicco del clan Forastefano: Caterina Rizzo, di 43 anni, sposata con Antonio Forastefano, già capo dell’omonima cosca e attuale collaboratore di giustizia, e Patrizia Sibarelli (30 anni), moglie di Pasquale Forastefano, esponente di rilievo dell’omonima cosca

 

 

IL RUOLO DEL PRIMARIO - C'è anche Gabriele Quattrone, di 63 anni, neuropsichiatra, primario di neurologia del policlinico “Madonna della Consolazione" di Reggio Calabria, tra i medici arrestati.   Il medico era già indagato, insieme ad altri sanitari, nella stessa inchiesta dal maggio dello scorso anno, quando la Dda di Catanzaro dispose una serie di perquisizioni in studi e cliniche tra le quali Villa Verde di Donnici Inferiore che ha dato il nome all’operazione di oggi.   Proseguendo nelle indagini, avviate nel 2010 e dirette dal procuratore della Repubblica di Catanzaro, Vincenzo Lombardo, dall’aggiunto Giuseppe Borrelli e dal pm Vincenzo Luberto, sarebbero emersi nuovi elementi che hanno indotto i magistrati a chiedere al gip l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere eseguita oggi. Le intercettazioni, gli accertamenti documentali e l’analisi di materiale informatico sequestrato nelle perquisizioni del 12 maggio 2011, hanno trovato conferma anche nelle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia.

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