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Traffico di droga dalla Calabria alla Sicilia, 22 arresti

Calabria

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VENTIDUE arresti a Siracusa per un traffico di droga sull'asse Calabria-Sicilia. I provvedimenti restrittivi emessi dal Gip di SIracusa colpiscono esponenti di quattro diversi gruppi criminali, con collegamenti tra di loro. Diciassette degli arresti dell’operazione «Itaca» sono stati eseguiti dalla polizia, e i cinque restanti dai carabinieri.

L'indagine, durata circa due anni, ha evidenziato una vasta attività illecita svolta a Siracusa dal clan Bottaro-Attanasio e da altri associazioni minori.   L’attività investigativa, supportata da intercettazioni telefoniche, ambientali e riprese video, ha consentito di accertare come la droga smerciata nel capoluogo provenisse dalla Calabria. Importante anche il contributo fornito dalle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia. 

GLI ARRESTATI. L'ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip del Tribunale di Catania su richiesta della Dda, è stata notificata a Vincenzo Bruzzese, 46 anni, nato a Torino, residente a Gioiosa Ionica (Reggio Calabria) già detenuto a Reggio Calabria, Antonio Caccamo, 44 anni, Giovanni Cantone, 31 anni, Carmelo Cassia, 63 anni, Concetto Cassia, 40 anni, Daniele Cassia, 25 anni, già detenuto a Siracusa; Stefano Davì, 26 anni, già detenuto a Genova; Vincenzo Davì, 30 anni, Giovanni Di Mari, 28 anni, Piero Di Mari, 28 anni, Corrado Greco, 29 anni, già detenuto a San Cataldo (Caltanissetta); Marco Greco, 28 anni, Pasqualino Micca, 36 anni, Piero Monaco, 38 anni, Dario Pincio, 33 anni, Gaetano Petrolito, 28 anni, Alessandro Salemi, 32 anni, Antonio Sigona, 25 anni. Sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti del tipo cocaina e hashish. A Giovanni Di Mari, esponente del clan mafioso siracusano Bottaro-Attanasio, viene contestata, in concorso con altre persone rimaste ignote, la detenzione di un fucile semiautomatico calibro 22, con matricola abrasa.

LE INDAGINI. L'indagine, durata circa due anni e condotta con intercettazioni telefoniche e ambientali di riscontro alle dichirazioni di vari pentiti, ha riguardato una rete di spaccio di cocaina e hashish controllata in parte dal clan mafioso Bottaro-Attanasio e in parte da altri tre gruppi crimìnosi «autorizzati» dai boss. Uno di questi faceva capo secondo l'accusa a Carmelo Cassia, cognato del defunto capomafia Salvatore Bottaro, un’altra associazione era guidata da Andrea Cassia e una terza dai fratelli Davì. Nel corso dell’attività investigativa, erano stati arrestati in flagranza alcuni pusher e corrieri ed erano stati sequestrati diversi quantitativi di stupefacente. 

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