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Traffico di droga dalla locride a Messina, otto arresti della polizia

Calabria

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REGGIO CALABRIA - Un’operazione della squadra mobile di Reggio Calabria e del Commissariato di Bovalino è in corso in Calabria e Sicilia, per l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere contro 8 persone, alcune delle quali appartenenti alle famiglie di 'ndrangheta di San Luca, sospettate di gestire un vasto traffico di sostanze stupefacenti. Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di spaccio di sostanze stupefacenti, tentata estorsione, sequestro di persona e furto aggravato. L’inchiesta, coordinata dalla Dda di Reggio, ha fatto luce su un traffico di droga tra la locride e Messina.

IL RETROSCENA. Si erano fatti garanti della cessione di una consistente partita di droga, ma quando l'acquirente siciliano non ha saldato il debito con i fornitori calabresi, hanno cominciato a temere per la loro vita ed alla fine si sono decisi a collaborare con gli inquirenti. È quanto accaduto nel corso dell’inchiesta «Countdown» che stamani ha portato all’arresto di otto persone per un traffico di droga tra la Calabria e Messina.   I due trafficanti avevano fatto da garanti nella cessione di 200/300 grammi di cocaina, tre chili di marijuana e 500 grammi di eroina da parte di un messinese che avrebbe dovuto 30 mila euro poi saliti a 40 mila a causa dei ritardi. Non essendo stato saldato il debito, i due sono stati minacciati di morte in più occasioni dal venditore fino ad indurli a collaborare prima con la polizia e poi con i magistrati della Dda di Reggio Calabria.

LA RICOSTRUZIONE. Sin dagli anni '90 la piazza di Messina era rifornita di droga di ogni tipo da fornitori operanti nella zona della Locride. È quanto è emerso dall’inchiesta «Countdown» che stamani ha portato all’arresto di otto persone ad opera della squadra mobile di Reggio e del Commissariato di polizia di Bovalino alcune delle quali anche ritenute dagli investigatori vicine alle cosche della Locride.   A riferirlo è stato Pietro Ruffo, un trafficante di droga, che insieme al fratello Rosario ha deciso di iniziare a collaborare dopo le minacce subite per una partita di droga non pagata e della quale erano stati garanti. Le loro dichiarazioni, prima alla polizia e poi alla Dda di Reggio Calabria, hanno dato via all’indagine e sono state poi riscontrate grazie ad intercettazioni. I fratelli Ruffo hanno riferito di avere subito pesanti minacce da Domenico Perre, di 61 anni, di Platì che aveva venduto 200/300 grammi di cocaina, tre chili di marijuana e 500 grammi di eroina al messinese Giovanni Schepis, di 46 anni, cognato dei Ruffo, che insieme al fratello Basilio Schepis (51) provvedeva allo smercio della droga.  

 Schepis avrebbe dovuto pagare 30 mila euro ai fornitori, ma non riuscì a saldare il debito, poi salito a 40 mila euro per via dei ritardi. Pietro Ruffo, per sfuggire alle ritorsioni, si rese irreperibile e tra maggio e giugno 2011 il fratello Rosario decise di iniziare a collaborare, seguito subito dopo da Pietro. Quest’ultimo riferì che Perre, detto «micu di patati», era il suo abituale fornitore e che dopo il mancato pagamento della droga, aveva iniziato una serie di rappresaglie alle quali aveva partecipato anche il fratello dello stesso Ruffo, Domenico (34).   Nell’aprile 2011, Perre ed alcuni suoi congiunti aveva condotto Pietro e Domenico Ruffo in una campagna minacciandoli chiaramente di morte. A seguito di questo episodio Rosario Ruffo aveva consegnato 7.500 euro a Perre. Un secondo episodio era accaduto a maggio 2011. Pietro Ruffo si era rifugiato a San Remo, ma il fratello Rosario era stato fatto salire in auto da Perre per farlo incontrare con una terza persona. La paura, però, spinse Rosario Ruffo ad aprire la portiera ed a gettarsi dall’auto in corsa.   Oltre a Perre, ai fratelli Schepis e a Domenico Ruffo, la polizia ha arrestato Stefano Versaci (52), di Africo; Francesco Mammoliti (32) di Benestare; Francesco Pizzata (47), di Melito Porto Salvo e Salvatore Vadalà (53), nato a Condofuri ma residente a Messina dove in passato ha svolto l’attività di avvocato. Per loro le accuse, a vario titolo, sono di spaccio di sostanze stupefacenti del genere cocaina, eroina e marijuana, tentata estorsione, sequestro di persona e furto aggravato. 

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