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Rapita adolescente rom
Prelevata da connazionale

Calabria

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COSENZA - Si sono perse le sue tracce da sabato scorso. Una sedicenne di nazionalità rom è scomparsa dal campo di via Popilia, dove viveva con la sua famiglia.

Agenti della Squadra mobile e della Volante della Questura di Cosenza si sono precipitati lì, dopo una segnalazione, e hanno parlato con la sorella, di ventitrè anni, che ha dato loro alcune indicazioni importanti sulle ore immediatamente precedenti a quello che somiglia sempre più a un rapimento.

L’adolescente, stando al racconto della ragazza, sarebbe stata prelevata da un connazionale, appena diciottenne che, insieme ad altre due persone, l’avrebbe costretta a salire su un’auto, portandola via. 

Del caso è stata subito informata la Procura di Cosenza e in queste ore si stanno cercando di ricostruire tutti i tasselli possibili per arrivare a una potenziale direzione di quella macchina. Fino a ieri sera ancora nessuna notizia della giovane rom, nonostante dal suo allontanamento siano passate già più di ventiquattro ore. Quello che preoccupa di più è la modalità di “prelievo” della sedicenne, costretta a infilarsi in quella macchina contro la sua volontà e poi la testimonianza della sorella, che non ha avuto dubbi a segnalare la vicenda come rapimento e non come semplice fuga. 

Le indagini vanno avanti, mentre sempre più allarmante si fa la situazione a ridosso del fiume Crati, dove il campo ormai ha assunto i connotati di una vera e propria città. 

Le condizioni di sicurezza, per non parlare di quelle igieniche, dei rom si impongono ai primi posti dell’agenda politica cittadina, spesso per fatti di cronaca come questo. Un vasto incendio, in luglio, ha distrutto metà baraccolpoli, costringendo il sindaco a cercare una nuova ubicazione per chi aveva perso casa e averi. La sistemazione provvisoria nel campetto di Cosenza Casali prelude a un progetto più ampio in cui la comunità dovrebbe trovare destinazione definitiva. Intanto si susseguono le segnalazioni, anche alle forze di polizia, di ragazzini utilizzati per la questua ai semafori, spesso anche molto più piccoli della giovane di cui si sono perse le tracce sabato scorso. 

Un contesto, dunque, che definire difficile è un eufemismo, in cui è palese l’assenza di controllo e dunque scarsa è la sicurezza, soprattutto per i minori. Nonostante le pregevoli iniziative di volontariato messe in pratica da anni per favorire l’accoglienza dalle associazioni locali e gli ottimi propositi dell’amministrazione comunale, il campo resta ancora terra di nessuno in cui tutto può succedere, anche una storia come questa.

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