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Giuseppina Pesce fa luce sulla morte
di tre donne calabresi uccise a Genova

Calabria

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GENOVA – Non solo delitto d’onore ma la necessità di ristabilire, con le regole della 'ndrangheta, gli equilibri mafiosi tra famiglie. Per questo morirono nel marzo 1994 Maria Teresa Gallucci vedova Alviano, 37 anni, sua madre Nicolina Celano di 72 anni e sua cugina, Marilena Bracalia, 22 anni. Erano di Rosarno, vivevano a Genova Pegli e furono massacrate a colpi di calibro 22 e calibro 33 special. Per quel triplice omicidio gli inquirenti genovesi indagarono il figlio della donna, Francesco Alviano, allora accusato da un altro pentito di 'ndrangheta, Francesco "Ciccio" Facchinetti. Ma qualche mese fa la deposizione di Giuseppina Pesce, collaboratrice di giustizia che era stata intima della cosca Pesce della Piana calabrese, resa durante il processo All Inside ha rivelato che le tre donne sono morte per mano di Domenico Leotta e Francesco Di Marte, killer per non obbligare Francesco Alviano, figlio di Maria Teresa e di Vincenzo Alviano, a uccidere la madre. 

Per questo la procura di Genova ha deciso di riaprire il caso.   Francesco, allora ventunenne, era però troppo giovane per uccidere la madre,"'colpevole" di avere avuto per amante Francesco Arcuri, un altro 'ndraghetista che morì, dopo 11 giorni di agonia a Rosarno dopo esser stato crivellato di colpi. Chi uccise Arcuri? La "famiglia" ha sempre sostenuto che a uccidere "l'uomo d’onore" fu Francesco e per questo chiese la testa del ragazzo, richiesta alla quale la cosca Pesce si oppose. Ne fecero le spese Maria Teresa, Nicolina e Marilena che erano già scappate a Genova. Qui, secondo Giusy Pesce, vennero uccise da Leotta e Di Marte.   Leotta e Di Marte godevano di grande fiducia da parte delle famiglie 'ndranghetiste della Piana di Gioia Tauro tanto che furono intermediatori nell’incontro tra i vertici delle famiglie mafiose Bellocco e Pesce in guerra dopo l’omicidio di Domenico Sabatino, fedelissimo della cosca Pesce, che determinò una frattura tra le famiglie della Piana. I Pesce ritennero autori del'omicidio Sabatino i membri della cosca Ascone, fedele ai Bellocco. Se non si fosse verificato quel vertice, con l’aiuto di Leotta e Di Marte, la conseguenze della guerra di mafia sarebbero state gravissime.   Riaperto il fascicolo, a 18 anni di distanza, gli inquirenti genovesi dovranno compiere accertamenti, trovare riscontri alle dichiarazioni di Giuseppina Pesce e soprattutto ricostruire l'ambiente in cui maturò quel triplice omicidio

 

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