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Lamezia, la vendetta dei clan non si ferma più
Distrutta la casa di una coppia di pentiti

Calabria

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LAMEZIA TERME - Sembra senza fine la controffensiva dei clan lametini per vendicarsi dei pentiti che hanno permesso alle forze dell'ordine di arrestare decine di uomini d'onore. Stavolta le 'ndrine si sono scagliate contro una coppia di sposi, entrambi diventati collaboratori di giustizia, facendo esplodere la loro casa. Lui si chiama Giuseppe Angotti, detto Peppone, lei è Rosanna Notarianni. Un cognome importante, quello della donna, che è la sorella di Aldo, esponente di spicco della cosca che porta il suo nome e che è alleata con i Giampà.

Aldo si trova in carcere per scontare un ergastolo: è stato condannato perché ritenuto il killer di Roberto Amendola, avvenuto nel 2008.Ma secondo gli inquirenti il rilievo criminale del personaggio è tale da permettergli di sedere nella cupola che gestisce gli affari illeciti a Lamezia Terme.

Giuseppe e Rosanna invece hanno scelto di collaborare con la giustizia alla fine del 2009. Ora vivono in località protetta e proprio la loro villetta di Lamezia, ormai disabitata, è stata presa di mira dalla vendetta mafiosa. L'ordigno è scoppiato attorno alle 20,15 e ha devastato l'abitazione che si trova in contrada Lenza, in una zona periferica di Lamezia. Dopo l'esplosione è subentrato anche un incendio per il quale sono dovuti intervenire i vigili del fuoco. Le indagini, invece, sono nelle mani della polizia.

LA GUERRA CONTRO I PENTITI - La bomba alla casa dei due coniugi arriva dopo meno di 48 ore dalla bomba alla pizzeria della sorella e del cognato di un altro collaboratore di giustizia, Angelo Torcasio. E nelle scorse settimane un'altra esplosione era avvenuta davanti al bar "Sole e Luna", di proprietà di un altro cognato di Torcasio, al quale è stata incendiata la villetta nella quale viveva prima di essere trasferito in località protetta. E altri collaboratori di giustizia sono nel mirino. I parenti di Battista Cosentino hanno visto anche loro saltare in aria il bar di loro proprietà. E la famiglia Cappello è stata colpita per due volte dopo che Saverio ha deciso di testimoniare davanti ai giudici: ad agosto è esplosa una bomba davanti alla casa del neo pentito, mentre a maggio la stessa sorte era toccata all'abitazione del padre, Rosario.

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