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Contributi per il villaggio Calaghena
Tutti assolti assolti gli imputati

Calabria

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Sono stati tutti assolti «perchè il fatto non sussiste» gli imputati coinvolti nell’inchiesta della Guardia di finanza di Catanzaro relativa a presunti illeciti connessi al finanziamento ottenuto dalla società «Calaghena Spa» per interventi sull'omonimo villaggio turistico ubicato a Montepaone Lido, sulla costa ionica catanzarese. Il giudice dell’udienza preliminare di Catanzaro, oggi, al termine dei giudizi abbreviati, ha completamente scagionato gli imputati. Nella richiesta di rinvio a giudizio comparivano i nomi di Alberto Failla, amministratore della società proprietaria della struttura, Rosario Palaia, Giovambattista Correale Santacroce, Giuseppe Pugliese, Francesco Sangiovanni, e la stessa società «Calaghena Spa». Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, falso ideologico e materiale, emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti le contestazioni mosse nell’ambito delle indagini che vennero alla luce il 30 marzo del 2009, quando gli uomini del Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza, in esecuzione di un provvedimento emesso dal giudice per le indagini preliminari su richiesta della Procura, sequestrarono una parte del villaggio turistico, che oggi è stata dissequestrata.  Secondo l’accusa la «Calaghena Spa» avrebbe indebitamente percepito un finanziamento pubblico di quasi tre milioni euro – la cui ultima tranches risale al giugno del 2006 -, erogato grazie al «Patto territoriale del versane ionico delle Serre e del Soveratese» (legge 662/1996). In particolare, sempre secondo l’ipotesi degli investigatori che venne resa nota già all’epoca del sequestro, i responsabili della struttura avrebbero prodotto «una copiosa documentazione non veritiera con riguardo ad un importante progetto di ristrutturazione ed ampliamento della struttura turistica. Tramite l’interposizione di diverse società, tutte di fatto riconducibili alle stesse persone denunciate, sarebbe stato creato ad arte un vorticoso giro di fatturazioni per operazioni completamente o parzialmente inesistenti – per un valore di circa due milioni di euro -, accompagnato da fittizie movimentazioni bancarie. Il tutto corredato da surrettizie attestazioni volte a comprovare l’ultimazione degli investimenti nei tempi previsti». Ipotesi completamente venute meno oggi con l’assoluzione di tutti gli imputati.

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