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Il clan voleva il terreno gratis, davanti al rifiuto
fa bruciare la casa del proprietario: due arresti

Calabria

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REGGIO CALABRIA – Il clan voleva quel terreno gratis. E siccome glielo hanno rifiutato ha minacciato, bruciato, intimidito. I carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due uomini di Melito Porto Salvo, Francesco Iamonte, di 39 anni, e Giovanni Gullì, di 34, indiziati di danneggiamento seguito da incendio e di tentata estorsione, reati aggravati dall’aver favorito la cosca di 'ndrangheta Iamonte, operante a Melito Porto Salvo. 

Il provvedimento cautelare, è scaturito a seguito di un episodio intimidatorio che nel giugno del 2010 aveva causato il danneggiamento e l’incendio di un’abitazione di un imprenditore di Melito di Porto Salvo, vittima anche di atti di natura estorsiva. Le indagini dei carabinieri, coordinate dalla Dda, sono state supportate da intercettazioni e dalla collaborazione di testimoni e della stessa vittima. Secondo l’impianto accusatorio Iamonte e Gullì avrebbero esercitato pressioni ai danni dell’imprenditore per sottrargli arbitrariamente un appezzamento di terreno di sua proprietà, adiacente all’abitazione. Pressioni che, sempre secondo l’accusa, sarebbero state esercitate anche ai danni degli operai impegnati a costruire la villa. Gullì, inizialmente incaricato di effettuare dei lavori nella villa, a seguito dei primi riifiuti dell’imprenditore di cedere a Iamonte gratuitamente il terreno, avrebbe rinunciato all’incarico. Il rifiuto dell’imprenditore di aderire alle richieste, avrebbe indotto, sempre secondo gli investigatori, Iamonte e Gullì a organizzare e commissionare il danneggiamento e l’incendio, che ha distrutto finestre, balconi, muretti e impianto elettrico della villetta. 

Nell’abitazione di Iamonte i militari hanno rinvenuto e sequestrato un revolver calibro 8 marca Lebel, di tipo Bulldog, con matricola abrasa, e 82 colpi. Francesco Iamonte pertanto è stato arrestato anche per detenzione di arma clandestina e condotto presso la locale Casa circondariale. A Gullì invece, il provvedimento è stato notificato nella casa circondariale dove si trova ristretto, poichè arrestato sempre dai carabinieri di Reggio Calabria il 24 febbraio scorso, nell’ambito dell’inchiesta denominata Affari di Famiglia che ha visto 5 soggetti fermati a vario titolo per associazione di tipo mafioso e tentata estorsione aggravata dall’aver favorito un sodalizio mafioso.

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