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Due arresti a Torino per l'agguato
in cui è stato ucciso un calabrese

Calabria

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TORINO - Sono stati arrestati i due presunti assassini di Domenico Galea, 64 anni, di Siderno (Reggio Calabria), il pregiudicato ucciso a colpi di pistola sabato sera a Torino. I carabinieri del Comando Provinciale di Torino hanno arrestato due italiani, di 32 e 42 anni, con l’accusa di omicidio.   Il delitto è avvenuta in strada attorno alle 21.30.È stata ritrovata l’auto, un’Alfa Romeo Mito di colore grigio, utilizzata per compiere l’omicidio. 

IL MOVENTE. Potrebbe essere la chiave per arrivare al movente, il pacco, incartato come solitamente si fa per imballare la droga, ma contenente del sale, che i carabinieri hanno ritrovato sulla Nissan Qashqai da cui era sceso Domenico Galea, prima di essere freddato con quattro colpi di pistola vicino la sua abitazione. Gli inquirenti, coordinati dal pm Paola Stupino, stanno cercando il movente che avrebbe spinto i due presunti killer, Giuseppe Maviglia di 42 anni e Roberto Comperatore di 32 anni, arrestati poche ore dopo l’omicidio del 64enne di origini calabresi. Il delitto è avvenuto sabato scorso in via Pont, nel quartiere Barriera di Milano, a Torino. Secondo le prime ricostruzioni, il ritrovamento del pacco di sale, e i precedenti dei soggetti, porterebbero a pensare a una resa dei conti dettata da motivi relativi a una probabile truffa di droga. 

 

LA RICOSTRUZIONE. Galea è stato vittima di un’esecuzione con due colpi di pistola alla testa sparati da vicino. Era noto per reati relativi allo spaccio di stupefacenti.   Non appena sceso dall’auto, in via Alagna, dove abitava con la moglie che lo aspettava a casa, è stato affiancato da un’Alfa Mito grigia con due persone a bordo. Il passeggero ha aperto la portiera, è balzato fuori e da pochi metri gli ha scaricato addosso cinque colpi con una pistola semiautomatica calibro 9.   Solo due – ha stabilito poi il medico legale – sono andati a segno, alla testa. Galea è stramazzato in una pozza di sangue tra un cassonetto della spazzatura e una vettura parcheggiata ai bordi della strada. Poi il killer è risalito sulla Mito che è ripartita sgommando e facendo perdere le tracce.   

Le indagini si sono subito indirizzate verso l’individuazione delle persone che avevano rapporti con lui, mentre sul commando che gli ha sparato restano aperte le ipotesi che possano essere state le persone con cui aveva avuto dissidi o anche sicari inviati da queste ultime. I carabinieri hanno scandagliato la vita di Galea e sono arrivati a una rosa di persone che stanno cercando, al momento soltanto per interrogarle. Non vi è ancora alcun ricercato, nè persone sospettate.   

Nel corso della notte tra sabato e domenica, invece, è stato sentito il solo testimone del delitto; l’uomo ha chiamato il 112 con il telefonino mentre assisteva alla scena. La dinamica dell’assassinio, così, è stata ricostruita completamente.   Il numero di targa dell'Alfa Romeo è stato invece ricostruito sentendo i residenti nella zona e visionando i filmati degli impianti di sorveglianza dislocati nei paraggi. 

 

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