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«San Luca casa madre della 'ndrangheta»
Parla il pentito e rivela intrecci e riti

Calabria

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REGGIO CALABRIA - «San Luca è la casa madre della 'ndrangheta, dopo le doti di sgarro, per la "santa" o il "vangelo", tutti devono riferire a San Luca che è un locale a dieci santisti». Il pentito Michael Panaija svela le gerarchie della 'ndrangheta ai magistrati della Distrettuale antimafia di Milano. Lui che ha partecipato a decine di riti di affiliazioni racconta ai pm come ovunque ci si trovi per le cariche criminali che contano tutti debbano riferire a San Luca, il paese ai piedi dell'Aspromonte che di fatto ha segnato la storia della 'ndrangheta, che ha ospitato, ai piedi del Santuario di Polsi, decine di riunioni di boss che si sono incontrati per decidere strategie comuni e nuove affiliazioni. Michael Panaija racconta della vita dei picciotti, come prima di lui aveva fatto Antonino Belnome. 

Parla di Sant'Ilario, delle sue figure più importanti e della faida che l'ha sconvolta per anni. L'ultimo collaboratore di giustizia in ordine di tempo riferisce delle alleanze che le altre cosche della Locride avevano con le famiglie di Sant'Ilario. Ma soprattutto parla della vallata dello Stilaro e della faida dei boschi perchè lui alla fine è un affiliato della zona che sta a cavallo delle province di Reggio Calabria e Catanzaro.  «Ho deciso di fare questo per salvare i miei figli da tutto questo marcio che c'è - racconta ai pm di Milano il collaboratore di giustizia - per il resto non ce l'ho con nessuno ma con me stesso ho preso questa decisione». Durante i primi interrogatori Michael Panaija ha riferito alla Bocassini che avrebbe potuto raccontare ben 18 anni di 'ndrangheta, ovvero il tempo in cui lui è stato affiliato. E' a questo punto che i magistrati della Dda di Milano gli chiedono della sua affiliazione, della sua iniziazione al "crimine calabrese". «La mia affiliazione è stata fatta al carcere di Locri - ha detto il pentito - con il mio primo arresto. C'erano varie persone lì dentro, sono passati vent'anni e non mi ricordo i nomi, ma c'erano di San Luca, di Locri e c'era Tommaso Romeo, che è stato arrestato con me, è lui che ha proposto la mia affiliazione». 

IL SERVIZIO COMPLETO, A FIRMA DI PASQUALE VIOLI, SULL'EDIZIONE CARTACEA DI OGGI DEL QUOTIDIANO DELLA CALABRIA. 

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