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Il superlatitante finisce in manette
Domenico Condello arrestato dopo 20 anni

Calabria

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REGGIO CALABRIA - «Non si è neppure accorto della nostra presenza – dice uno dei carabinieri presenti alla cattura – segno questo di grande tranquillità. Si è complimentato con noi ed è stato poi trasferito per gli accertamenti di rito». È il commento di chi ha arrestato ieri sera a Salice, nella periferia nord di Reggio, l’ultimo rappresentante in fuga della cosca Condello, di Archi, Domenico Condello detto 'u pacciu', cognato del boss Antonino Imerti e cugino di primo grado del più noto Pasquale Condello, 'u supremo'.  Le manette a i polsi del più ricercato latitante di 'ndrangheta sono scattate poco prima delle 22 di ieri. Il superlatitante stava effettuava uno spostamento a bordo di un’autovettura condotta da Roberto Megale, 28enne che è stato arrestato a sua volta per procurata inosservanza di pena. 

Il latitante, inserito nell’elenco dei più pericolosi ricercati stilato dal ministero dell’Interno, è stato catturato nel quartiere di Catona, alla periferia nord di Reggio Calabria, tra via Figurella e via Sabaudia, hanno aggiunto gli inquirenti. Domenico Condello, detto «Micu u pacciu» era ricercato dal 1991, e deve espiare l'ergastolo per omicidio, associazione mafiosa, traffico di stupefacenti e altri reati: al momento della cattura stava facendo rientro nell’appartamento di via Sabauda. I carabinieri nel covo del boss hanno ritrovato una pistola con matricola abrasa. Adesso, al vaglio degli inquirenti, ci sono tutti i documenti trovati nell’appartamento nel rione Catona, tra cui alcuni 'pizzini', che era divenuto il rifugio di Domenico Condello.

 

GUARDA IL VIDEO DELLA PERQUISIZIONE NEL RIFUGIO DEL BOSS

 

«In che condizioni è? Assolutamente in buona forma fisica e la nostra visita non se l’aspettava proprio», dice uno dei carabinieri presenti alla cattura. Nell’abitazione, il solito 'corredo' dei latitanti: cellulare, alimentari per qualche giorno di autonomia, qualche santino religioso.  Negli ultimi dodici mesi, 'Micu u pacciu', un sopranome che gli era stato attribuito per la sua propensione di 'azionist' durante la guerra di mafia degli anni '80 tra il cartello destefaniano e i cosidetti 'scissionisti' capeggiati da Pasquale Condello e Nino Imerti, era riuscito a sfuggire ai carabinieri del Ros e del comando provinciale, allora diretto dall’attuale vicecomandante nazionale del Ros, generale Pasquale Angelosanto, almeno in due occasioni: la prima, sempre nella periferia di Catona, a ridosso del comune di Villa San Giovanni, dove aveva trovato ospitalità in una casa colonica affittata da Giuseppina Cotroneo, suocera di uno dei suoi fratelli condannato all’ergastolo, e la seconda, a Rosalì, a qualche chilometro di distanza da Salice, dove ieri sera è finita la sua lunga latitanza.   Il sistema di protezione del latitante, e forse qualche fuga di notizie, gli avevano permesso di farla franca. La cattura di Domenico Condello rappresenta il sigillo di conclusione di un’epoca della storia della ndrangheta di Reggio Calabria, da sempre infeudata dagli 'arcoti', oltre i Condello, i Tegano, i Fontana, i De Stefano, un tempo, come dicono 'un’unica pigna', sgretolatasi sotto i colpi della spartizione dei proventi del malaffare, del controllo della politica e delle istituzioni, del territorio.

«Il suo – dicono gli investigatori – è un arresto storico perchè era l’ultimo Condello rimasto libero sulla piazza». Domenico Condello, infatti, è il cugino del boss Pasquale, detto «il supremo» per il prestigio ottenuto in campo criminale.   Pasquale Condello, capo indiscusso dell’omonima cosca, è stato arrestato nel febbraio 2008 dopo 18 anni di latitanza. Dopo il suo arresto, il cugino Domenico ha assunto le redini della cosca.   

GLI INQUIRENTI. «Questi uomini che indossano la divisa con il loro senso di legalità hanno ridato dignità alle istituzioni democratiche che negli ultimi tempi appaiono sempre più spesso vulnerate da scandali e sprechi». A dirlo è stato il procuratore facente funzioni di Reggio Calabria, Ottavio Sferlazza, incontrando i giornalisti per illustrare i particolari dell’operazione dei carabinieri del Ros E del Comando provinciale di Reggio che ha portato all’arresto del superlatitante Domenico Condello e di un suo fiancheggiatore, Roberto Megale, di 28 anni.   «Questo arresto – ha aggiunto – influenzerà le dinamiche successive della criminalità organizzata. Se ci potranno essere reazioni da parte delle cosche? Tutto è possibile, ma allo stato non abbiamo alcun elemento per poter dire una cosa del genere». Sferlazza ha quindi rivolto un ringraziamento al suo predecessore, Giuseppe Pignatone, adesso a Roma, «perchè questo arresto è anche merito suo».   

Il vicecomandante del Ros, Giovanni Parente, ha sottolineato le difficoltà delle indagini, «che hanno richiesto una capacità tecnica frutto di un’esperienza consolidata».   Dopo il comandante provinciale dei Carabinieri di Reggio, Lorenzo Falferi, è intervenuto l’ex comandante del Ros di Reggio, Stefano Russo, adesso a Roma, che ha condotto le indagini con «una metodologia – ha detto – che non conosce scorciatoie, ma fatica e sacrificio».   I particolari della cattura sono stati illustrati dal nuovo comandante facente funzioni del Ros di Reggio, Leandro Piccoli, il quale ha spiegato che i carabinieri hanno deciso di intervenire quando si sono resi conto che Megale, individuato come uno dei nuovi fiancheggiatori del latitante dopo gli arresti eseguiti nei mesi scorsi, era in auto con Condello. Avuta certezza che il passeggero fosse proprio il latitante, i militari hanno bloccato l’auto e arrestato i due uomini.   

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