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'Ndrangheta in Lombardia, a Rho il Pd precisa
«Una balla la vendita di voti al nostro partito»

Calabria

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LA compravendita dei voti tra il Pd di Rho, in Lombardia, e gli esponenti dei clan della 'ndrangheta calabrese è una «balla». Lo sottolinea il coordinatore del circolo locale del partito, Paolo Bindi, dopo quanto è emerso nell’ambito dell’inchiesta sulle infiltrazioni delle cosche calabresi nella politica lombarda, che ha portato all'arresto, tra gli altri, dell'assessore regionale Zambetti. In un passaggio dell’ordinanza Marco Scalambra, una delle persone arrestate, comunica alla sua fidanzata Monica C., candidata per la lista "Gente di Rho", che «i voti dei calabresi li ha comprati tutti il Pd».

«Dalla lettura dell’ordinanza di custodia cautelare - precisa ora Paolo Bindi - emerge chiaramente che gli interlocutori ai quali lo Scalambra si era rivolto per comprare i voti in favore della lista Tizzoni collegata al candidato della Lega-Nord si accordarono per raccontare a Scalambra la “balla” di aver già venduto voti alla lista di centro-sinistra e ciò solo per giustificare il fatto che in realtà essi non erano in grado di reperire tutti i voti richiesti. Non sono io ma è lo stesso Giudice ad affermarlo scrivendo che l‘interlocutore che avrebbe dovuto chiamare Scalambra per dargli la risposta definitiva sul numero dei voti a disposizione, riferiva all’altro che “gli avrebbe detto ciò che avevano stabilito in data di ieri, e cioè che avrebbero potuto mettere a disposizione un numero limitato di voti adducendo la scusa che i voti delle cosche calabresi erano ormai impegnati con la lista contrapposta”. I due si erano anche vantati di questa “pensata” perché – così si legge nell’intercettazione - tanto “adesso è un ballottaggio, se tu gli dici che i voti sono impegnati, vuol dire che sono andati dall'altra parte”. Conseguentemente Scalambra, al quale era stata rifilata questa ”balla” riferì alla candidata della lista Tizzoni che i voti a disposizione erano pochi perché gli altri li aveva comprati il Pd»

Bindi sottolinea quindi che «l’unica persona alla quale vennero offerti voti della ‘ndrangheta fu Marco Tizzoni il quale correttamente respinse la richiesta. Dopo tale rifiuto come accertato dal Giudice non vi fu più alcun tentativo di offrire voti. Nessuno mai ha offerto voti al Pd e tanto meno a Pietro Romano».

«Le elezioni - sottolinea quindi il coordinatore del circolo Pd - sono state regolari e Rho può essere certa di non avere un sindaco eletto con i voti della ‘ndrangheta». 

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