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I soldi delle cosche calabresi per finanziare
la droga in tutta Italia: 52 arresti in 8 regioni

Calabria

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AVEVANO in mano anche bond della Federal Reserve degli Stati Uniti d’America falsi del valore nominale di 500 milioni di dollari. Le cosche della 'ndrangheta e quelle della Sacra corona unita pugliese si erano organizzate per gestire un enorme traffico di droga. A svelarne i retroscena, un'indagine della guardia di finanza di Reggio Calabria. E il blitz si incrocia con una più vasta operazione antidroga partita da Milano, che vede al centro proprio il ruolo delle 'ndrine calabresi. Due procedimenti distinti ma che vedono entrambi i calabresi come signori del narcotraffico mondiale.

IL BLITZ PARTITO DALLA LOMBARDIA -  Decine di arresti sono in corso in tutta Italia nell’ambito di un’indagine dei carabinieri del Ros nei confronti di una presunta organizzazione criminale accusata di essere dedita al traffico di droga e finanziata dalle cosche di Reggio Calabria. L’inchiesta, coordinata dalla Dda della procura di Milano, è scaturita dall’omicidio di un narcotrafficante, Natale Rappocciolo, avvenuto qualche anno fa. Sono complessivamente 52 le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip di Milano per altrettanti soggetti nei confronti dei quali i magistrati ipotizzano il reato di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, aggravata dalle finalità mafiose e dalla transnazionalità. I carabinieri del Ros e quelli dei comandi territoriali stanno eseguendo gli arresti oltre che in Lombardia anche in Emilia Romagna, Veneto, Piemonte, Sicilia, Puglia, Calabria e Basilicata. Effettuate perquisizioni nelle province di Reggio, Cosenza, Brindisi, Milano, Monza/Brianza, Como e Genova. 

L’indagine ha consentito ai carabinieri di scoprire che la presunta organizzazione era finanziata dalle cosche reggine della 'ndrangheta, per le quali acquistava ingenti quantitativi di droga in Sudamerica. Scoperta una rete d'affari anche con le cosche della Sacra corona unita pugliese. Le attività investigative, come detto, sono partite dall’omicidio di Natale Rappocciolo a Pioltello, vicino a Milano, nel 2009. Dalle indagini è emerso il ruolo di Alessandro Manno, capo della locale di Pioltello, come referente delle cosche calabresi per il traffico di cocaina dal Sud America. I narcos colombiani avevano un rappresentante in Lombardia incaricato di riscuotere il denaro, Feliberto Cuenca Rojas, mentre la 'ndrangheta inviava propri uomini in America Latina per trattare i dettagli del traffico. Manno avrebbe stretto rapporti con i clan di 'cosa nostra' attivi in Lombardia, in particolare la famiglia Fidanzati di Palermo e altri gruppi gelesi. All’arresto di Manno nel 2010, il suo ruolo è stato assunto da Bruno Pizzata, esponente della cosca Strangio di San Luca. Catturato un anno dopo in Germania, gli è subentrato Rocco Zinghini, legato al clan Morabito di Africo. Questo dimostra l’abilità della 'ndrangheta ad assicurare la continuità dei propri traffici, coordinando le operazioni dalla Calabria ma potendo contare su un forte radicamento in Lombardia, dove ormai si è creato un vero e proprio mandamento. D’altra parte, gli arresti sono stati effettuati in otto regioni: Lombardia, Calabria,Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, Sicilia, Puglia e Basilicata. La cocaina arrivava via mare approdando anche ai porti di Anversa e Amburgo per poi essere smerciata in Belgio, Germania, Olanda, Austria e Italia. 

REVOLUTION TRA CALABRIA E PUGLIA - In Calabria e Puglia, invece, a muoversi sono state le Fiamme gialle, nell'ambito dell'operazione "Revolution", connessa con quella milanese. E gli arresti messi a segno sono stati 29. I finanzieri sono poi intervenuti nel triangolo della Locride, costituito dai paesi di San Luca, Bovalino ed Africo dove Gico-Goa della guardia di finanza di Reggio Calabria e della Direzione centrale servizi antidroga hanno eseguito, tra le altre, le ordinanze di custodia cautelare nei confronti di Bruno Pizzata, ritenuto uno dei re del narcotraffico, Francesco Strangio e Sandro Bruzzaniti. 

I bond falsi, trovati nel 2011, a casa di un noto imprenditore di Ostuni (Brindisi), Antonio Flore, dovevano servire per precostituire linee di credito da utilizzare per successivi investimenti imprenditoriali. Per evitare il danno economico che l’operazione finanziaria avrebbe causato, i finanzieri sono entrati in azione il 24 marzo del 2011 ed hanno sequestrato i bond che erano chiusi in cassaforte nell’abitazione di Flore. Il rinvenimento ha confermato ciò che era emerso dalle intercettazioni e l'esistenza di un gruppo dedito all’importazione di falsi bond che, secondo l’accusa, era composto da Mario Spagnolo, di 50 anni, Leonardo Brescia (42), Alessandro Molinari (47), Giancarlo Sorrone (47) e Cosimo Ribezzi (53).   Le indagini sono state dirette dal procuratore capo facente funzioni di Reggio Calabria, Ottavio Sferlazza, dal procuratore aggiunto Nicola Gratteri e dai pm della Dda Federico Perrone Capano e Francesco Tedesco. 

 

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