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Per l'intreccio tra 'ndrine, politica e metrò di Cosenza
il papà dell'anti-Minetti si difende: «Non avevo i poteri»

Calabria

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MILANO, 20 OTT – «Chi mi accusa è un millantatore. Nessuno mi ha mai chiesto nulla e io non ho chiesto o dato nulla nè avrei potuto promettere alcunche perchè non ne avevo i poteri». È quel che in sintesi ha sostenuto oggi davanti al pm della dda milanese Giuseppe D’Amico Vincenzo Giudice, l’ex consigliere comunale indagato per corruzione nell’inchiesta che lo scorso 10 ottobre ha portato in carcere tra gli altri l'allora assessore regionale Domenico Zambetti.   

Giudice, ex presidente di Metro Engineering, controllata di MM spa, è accusato di aver chiesto alla 'ndrangheta voti per la figlia Sara, l’anti-Minetti candidata alle ultime elezioni a Milano per il terzo Polo, promettendo in cambio di favorire esponenti delle cosche negli appalti per la metropolitana leggera di Cosenza e le scuole.   L’ex consigliere al Comune in quota al Pdl, questa mattina interrogato per quattro ore si è difeso respingendo qualsiasi accordo corruttivo. Ha definito Eugenio Costantino, il boss che si era presentato da lui sotto le false vesti di avvocato, «un millantatore» che probabilmente voleva spendere il nome di sua figlia per accreditarsi all’esterno. 

Giudice, provato dalla vicenda, ha anche pianto e, come è stato riferito, fornendo la sua ricostruzione ha spiegato che «si è guardato bene dal promettere qualsiasi cosa», anche perchè non poteva in quanto la Metro Engineering non dava appalti ma si occupava di progettazione e all’epoca dei fatti lui era in sostanza «gia decaduto»e poteva firmare «solo atti di amministrazione ordinaria».    «Mai avrebbe potuto tradire la figlia – ha spiegato il difensore – che si presentava alle elezioni per il partito della "pulizia" e come anti-Minetti. Un’accusa del genere non sta in piedi sul piano logico».

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