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Sudanese ucciso a Roma
Arrestato presunto omicida

Calabria

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VIBO VALENTIA - E' stato fermato questa mattina dagli agenti della squadra mobile della capitale il presunto killer del sudanese di trent'anni ucciso ieri a colpi di pistola in via Lemonia, nel parco degli acquedotti a Roma. Il fermato si chiama Giovanbattista Cricelli, calabrese di 42 anni. Gli agenti della squadra mobile di Roma, diretti da Renato Cortese, secondo cui il delitto sarebbe riconducibile a problemi connessi al rapporto di lavoro che legava vittima e omicida, hanno recuperato anche la pistola calibro 6,35 utilizzata per sparare. Cricelli è stato fermato stamattina presso la questura dell’Aquila da uomini della Squadra mobile romana e dell’omologo ufficio locale per l’omicidio di Alì Mohamed Mahmoud Salah Kamal, raggiunto da tre colpi d’arma da fuoco al torace nel primo pomeriggio di ieri. 

All’uomo è stato notificato il provvedimento di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla procura di Roma alla luce delle risultanze delle indagini condotte dalla polizia. Secondo gli investigatori, il delitto è da ricondurre a controversie connesse al rapporto professionale che legava la vittima all’omicida. 

Il giovane sudanese aveva lavorato quattro anni fa come factotum in uno stabilimento balneare a Tropea, di proprietà di Cricelli. Poi – a quanto si è appreso – avrebbe lavorato in nero e in seguito avrebbe minacciato una vertenza al suo ex-datore di lavoro.

Il giovane sudanese di circa 30 anni, è stato raggiunto da un colpo di pistola al torace mentre discuteva con il suo assassino nel Parco degli Acquedotti a Roma, alla Tuscolana. La vittima, che in passato aveva lavorato in un bar, oggi si era presentata ad un appuntamento intorno alle 16, al Parco degli Acquedotti, ed aveva portato con sè il certificato dell’ultima sanatoria per la regolarizzazione degli immigrati. Poi un’accesa discussione che è finita con tre spari di pistola calibro 38: uno, mortale, lo ha colpito al petto mentre gli altri due sono andati a vuoto. Tutto fa pensare - secondo gli investigatori – ad una lite per motivi di lavoro. Nei giorni scorsi, infatti, a quanto emerge dai contatti sul cellulare del giovane sudanese, le discussioni con il presunto datore di lavoro potrebbero essere cominciate già al telefono. 

 

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