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Cassano, la madre lo denuncia per farlo curare
ma il giudice lo manda in carcere: si taglia le vene

Calabria

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COSENZA – Ha denunciato il figlio tossicodipendente per tentato omicidio, sperando che fosse mandato in una comunità di recupero, ma la giustizia, invece, ha fatto il suo corso e l’ha condannato ad otto anni di reclusione per tentato omicidio disponendone la custodia in carcere dove, peraltro, l’uomo ha tentato di suicidarsi. E fino ad ora, tutti i tentativi messi in atto dalla donna e dagli avvocati del figlio per convincere i giudici che quel tentato omicidio non c'è mai stato, ma si è trattato solo di una lieve aggressione, sono andati a vuoto.   

Protagonista della vicenda, anticipata dal corriere.it, è Antonio La Banca, di 29 anni, di Cassano allo Ionio. Il 9 gennaio scorso, dopo una serie di scenate in famiglia, la Banca aggredì la madre tirandole i capelli. La donna, esasperata, però, lo denunciò dicendo che aveva tentato di strangolarla. E per questo l’uomo è stato arrestato pochi giorni dopo. Il caso è arrivato al Tribunale di Castrovillari che nei giorni scorsi l'ha condannato ad otto anni di reclusione per tentato omicidio, respingendo anche l’istanza della difesa di concedere i domiciliari in una struttura di recupero. 

Il giorno successivo alla condanna, l’uomo si è tagliato le vene nel carcere di Rossano ed è stato salvato dall’intervento di altri detenuti e della polizia penitenziaria. Adesso è nuovamente in carcere.   «I giudici – ha detto all’Ansa l’avvocato Mario Rosa che insieme a Riccardo Rosa difende La Banca – hanno ritenuto di non credere a quanto detto in aula dalla madre che ha spiegato che il figlio l'aveva solo strattonata per i capelli e che la denuncia l’aveva fatta per farlo andare in una struttura di recupero, pensando forse che si trattasse di un gesto di difesa di una madre verso il figlio. Ma la realtà è quella. C'è una perizia fatta fare da noi ad un esperto che dimostra che La Banca aveva problemi di droga e di alcool sin da prima dell’arresto. Sulla base di questo certificato abbiamo chiesto l’affido in un centro di recupero. Avevamo già la disponibilità della struttura e del Sert ed al tribunale abbiamo presentato anche il programma di disintossicazione ma non è servito a nulla ed il processo si è concluso con una condanna che appelleremo senz'altro».   

La difesa di La Banca ha anche fatto ricorso contro il rigetto dell’istanza per la concessione dei domiciliari in una comunità di recupero, «ma il tribunale di Catanzaro che deve decidere in sede di appello – ha detto l’avvocato Rosa – non ha ancora fissato l’udienza».    

 

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