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Cercano spacciatore e trovano il latitante
Imprenditore del clan Gallico preso in Toscana

Calabria

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CAVRIGLIA (AR) – Era ricercato dal 2010 per associazione mafiosa, perchè considerato un imprenditore di riferimento della cosca di 'ndrangheta Gallico di Palmi:  Vincenzo Galimi, 61 anni, è stato arrestato dai carabinieri a Cavriglia, in provincia di Arezzo.   I militari lo hanno trovato nascosto fra l’armadio e il muro, nella camera di una casa sorvegliata con un impianto video a infrarossi. I carabinieri sono arrivati fin là seguendo le tracce di un suo parente, trovato poco prima a spacciare.

Nell’abitazione, i carabinieri hanno trovato 30 mila euro in contanti e dieci scatole di cartucce da pistola. Nascosto fra il muro e lo scarico del wc c'era una patente falsa. I militari di Figline Valdarno (Firenze) sono risaliti al nome di Galimi – che negava la propria identità – grazie al fotosegnalamento.   I carabinieri hanno trovato l’abitazione durante gli accertamenti seguiti all’arresto di uno spacciatore, trovato a Figline mentre cedeva una dose a un cliente. Quando i militari gli hanno chiesto dove abitasse, lui ha cercato di depistarli. Gli investigatori hanno però individuato la casa dopo aver ricevuto indicazioni dai colleghi di Cavriglia, che sapevano in quale area del paese lo spacciatore abitasse: una volta arrivati in zona, sono state proprio le telecamere di videosorveglianza ad attirare la loro attenzione.   

Durante la perquisizone, quindi, la sorpresa: Galimi nascosto in camera. Oltre a lui, per favoreggiamento sono stati arrestati lo spacciatore e suo fratello, Fabrizio e Francesco De Luca, che lo stavano ospitando nella casa di Cavriglia.   I figli di Galimi, Giuseppe e Antonio, erano stati arrestati in Calabria, nel settembre scorso, per intestazione fittizia di beni aggravata dall’avere favorito la cosca di 'ndrangheta Gallico di Palmi. Secondo l’accusa, il padre avrebbe intestato loro un’impresa edile attraverso cui la cosca Gallico si sarebbe aggiudicata sub-appalti nell’ambito dei lavori di ammodernamento della A/3. Le indagini, confluite nell’operazione 'Cosa mià, nel maggio scorso avevano portato all’emissione di 52 provvedimenti cautelari.

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