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Vibo, morte di Federica Monteleone
8 rinvii a giudizio per falsa testimonianza

Calabria

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VIBO VALENTIA – Otto persone sono state rinviate a giudizio dal giudice per le udienze preliminari del tribunale di Vibo Valentia, Gabriella Lupoli, perchè accusate a vario tiolo di falsa testimonianza e calunnia nell’inchiesta sulla morte di Federica Monteleone, la ragazza di 16 anni, deceduta nel 2007 dopo un intervento di appendicectomia effettuato nell’ospedale di Vibo durante il quale si verificò un black out in sala operatoria. La richiesta di rinvio a giudizio era stata avanzata dal sostituto procuratore della repubblica, Gabriella Di Lauro. Le otto persone rinviate a giudizio sono: Antonio Atania di 59 anni, Giuseppe Tagliacozzo (56), Luciano Pirozzi (56), Giancarlo Bonaccurso (53), Antonio Messina (59), Nazzareno Lo Bianco (26), Francesco Russo (45) e Giancarlo Giannini (41). Il processo nei loro confronti inizierà il 24 gennaio 2013 davanti al giudice monocratico di Vibo Valentia. Secondo l’accusa Bonaccurso, progettista dell’impianto elettrico della sala operatoria; Messina, quale responsabile dell’ufficio manutenzione dell’ospedale; Atania, Tagliacozzo e Pirozzi, elettricisti in servizio all’ospedale il giorno dell’intervento chirurgico su Federica, 19 gennaio 2007, deponendo come testimoni durante il processo in tribunale per la morte della ragazza (concluso il 22 luglio 2010 con la condanna di nove persone, tra medici, dirigenti dell’Asp ed ospedalieri, tecnici, il titolare che aveva realizzato l’impianto elettrico e il consulente incaricato di seguire l’esecuzione dei lavori) affermarono che la paziente fu lasciata sola dal personale medico e infermieristico sul lettino operatorio, con un panno che la copriva fino alle gambe lasciando scoperto il busto e non collegata tramite tubo oro tracheale a un apparecchio medicale di respirazione. I cinque dovranno rispondere di falsa testimonianza e di calunnia.   In giudizio per il solo reato di falsa testimonianza Giancarlo Giannini, direttore dei lavori e del cantiere destinato a realizzare le nuove sale operatorie, gli operai Nazzareno Lo Bianco e Francesco Russo, quali operai da parte loro dichiaravano, sempre come testimoni nel processo che mentre erano in corso dei lavori al piano sopra la sala operatoria dove veniva effettuato l’intervento non fu usato un martello pneumatico o un flessibile contrariamente a quanto sostiene l'accusa. 

 

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