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'Ndrangheta, si pente il boss di Siderno
Giuseppe Costa svela i segreti del clan

Calabria

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REGGIO CALABRIA - Dopo 19 anni di carcere e una condanna all’ergastolo si è pentito Giuseppe Costa. E da circa un mese sta raccontando gli intrecci della 'ndrangheta della Locride. Il boss di Siderno, padrino sconfitto della faida tra la sua famiglia e i Commisso, ha chiesto di parlare con i pubblici ministeri in forza alla Distrettuale antimafia di Reggio Calabria per riferire fatti e circostanze vissute tanto in prima persona, quanto apprese in 19 anni di carcere. Costa è già stato sentito in due circostanze dal procuratore aggiunto Nicola Gratteri che lo ha raggiunto nel carcere di Padova dove è detenuto. Costa potrebbe riferire meglio sulle circostanze che legavano la sua famiglia al traffico di droga e armi con i clan del soveratese e con esponenti pugliesi della Sacra Corona Unita. Ma il padrino avrebbe anche avuto conoscenza diretta di situazioni riferitegli da altri detenuti durante i numerosi anni di carcere patiti. Era il 1993 quando Giuseppe Costa venne arrestato con l'accusa di omicidio e associazione mafiosa, dopo un anno di latitanza volontaria. latitanza resasi necessaria per sfuggire alle forze dell'ordine ma anche alla caccia del clan avversario durante gli anni della faida. Secondo le ricostruzioni investigative sarebbe lui a capo della famiglia Costa durante tutti gli anni della sanguinosa guerra di Siderno. Nel 2001 tutte le sue condanne diventano definitive, il boss deve scontare carcere a vita, per lui è ergastolo confermato anche dalla Corte di Cassazione. 

Quattro fratelli morti durante la guerra con i Commisso e uno, Tommaso Costa, condannato all'ergastolo per l'omicidio di Gianluca Congiusta, questo il bilancio di ciò che è costato a Giuseppe Costa la vita di boss. Costa conosce i meccanismi sidernesi, li ha visti nascere, era protagonista della "Siderno group" che controllava un colossale traffico tra Calabria e Canada e descritto dal ministero di Giustizia canadese in un rapporto inviato agli investigatori italiani. Un business reso ancor piu' solido dalla trovata di alcuni "picciotti" della ' ndrangheta: dalle coste joniche veniva spedita l' eroina che era poi scambiata con cocaina colombiana. I soldi arrivavano a Toronto dove venivano cambiati in valuta canadese da un' agenzia di viaggi compiacente. E da lì finivano poi alla Bankamerica International di Manhattan per reinvestirli nell'acquisto di cocaina. 

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