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Esami venduti all'Ateneo di Catanzaro
L'Università vuole essere parte civile

Calabria

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CATANZARO - L'Università «Magna Graecia» di Catanzaro vuole costituirsi parte civile nel procedimento a carico dei 97 indagati coinvolti nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Catanzaro su presunti casi di esami venduti. La richiesta è stata depositata oggi al giudice davanti al quale avrebbe dovuto iniziare l’udienza preliminare, ma che invece ha dovuto rinviare l’avvio della trattazione al prossimo 8 gennaio a causa di difetti di notifiche, proprio come era già accaduto lo scorso 15 giugno. Nell’inchiesta, condotta dai militari della Sezione di polizia giudiziaria dei carabinieri coordinati dai sostituti procuratori Salvatore Curcio e Paolo Petrolo, sono contestati a vario titolo i reati di associazione a delinquere, corruzione, falso ideologico e materiale del pubblico ufficiale in atto pubblico, falso per indurre in errore l’Ateneo, soppressione e distruzione di atti. 

Tra i 97 indagati ci sono quattro impiegati dell’Ateneo catanzarese, due docenti, e novantuno persone coinvolte in qualità di studenti, alcuni dei quali hanno conseguito già il titolo accademico, che però è finito sotto sequestro. Il caso della presunta compravendita di esami scoppiò nel novembre del 2007, e travolse prima la facoltà di Scienze economiche aziendali e poi quella di Giurisprudenza, facenti capo all’unica segreteria didattica di cui era responsabile il 50enne Francesco Marcello, principale accusato, finito in manette il 13 novembre di quell'anno. Nell’ambito di quel primo filone d’indagine i pm incassarono tre patteggiamenti e una condanna a carico delle prime quattro persone finite nei guai. In seguito altre 16 persone furono raggiunte da avviso di garanzia ad agosto 2009 (un diciassettesimo avviso era per il solito Marcello). Pochi giorni dopo il giudice per le indagini preliminari di Catanzaro emise un provvedimento cautelare con cui fu interdetto lo svolgimento dell’attività forense a 39 persone. A marzo 2010, infine, un nuovo capitolo dell’inchiesta, con un’informazione di garanzia notificata ad altre 53 persone. 

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