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Strage del treno, la rissa delle onoranze funebri
per contendersi i corpi delle vittime di Rossano

Calabria

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7 minuti 6 secondi

 

ROSSANO – Risse, volgarità di tutti i tipi e spintoni. Addirittura calci e pugni tra “concorrenti”. Lo spettacolo più sconfortante e assurdo di questa tragedia è la clamorosa lite tra operatori delle pompe funebri accorsi sul posto. «Quelli sono tutti miei» si sente urlare davanti alla carcassa dell’auto.  «Sono stato avvisato dall’ospedale, sono arrivato per primo, se qui viene qualcuno che non è di Rossano qui succede un casino. Questa è roba nostra, non vogliamo gente da Corigliano o da Mirto». E l’altro prontamente replica senza colpo ferire: «No, facciamo uno a testa»: il “concorrente” è determinato a portare con sé una parte delle vittime. E poi la rissa: prima spintoni, poi le barelle lanciate per aria, usate come strumento d’offesa. Poi ancora, mentre si trasportava una delle salme, un proprietario di una ditta va in escandescenze. Il motivo è sempre lo stesso: la contesa tra chi deve prendersi una “fetta” e chi vuole l’intera torta. All’ennesima lite la barella, con una delle vittime caricata sopra, viene buttata a terra. Come un oggetto qualsiasi, un pezzo di carta, una nullità. Tutto davanti agli occhi dei parenti, dei colleghi di lavoro e degli amici di quelle vittime straziate. 
Prima di questa ultima, raccapricciante escalation, era addirittura scoppiata una rissa tra i titolari delle agenzie che rivendicavano “l’esclusiva” sul recupero. 
Se ne sono dette di tutti i colori per tutto il tempo, con la promessa di rivedersi in momenti più “tranquilli”. E alla fine si arriva anche alle mani, platealmente, davanti a tutti.  Uno di loro si accascia a terra dicendo di essere stato colpito da un pugno. Si tocca la testa, ma uno dei carabinieri intervenuti non sembra essere molto convinto della sua reazione. Sono volati, sì, ceffoni, ma pare nient’altro. È una lotta mai vista, fuori luogo e improbabile nella sua macabra manifestazione. Sui binari, mentre le vittime dilaniate venivano estratte con attenzione e delicatezza dai vigili del Fuoco, la scena si ripete ancora: litigi, ingiurie e salme gettate a terra. Questo fino a quando uno dei parenti delle vittime, vicinissimo agli operatori delle agenzie non comincia ad urlare. «Vergognatevi, questo è il mio sangue, non sono dei cani questi sono esseri umani». L’imbarazzo è enorme mentre le forze dell’ordine cercano di mitigare gli animi, ma continuano ad urlare contro gli operatori dicendo di andare via perché «Avete già preso quello che vi serve». Ma la rissa continua: altri spintoni e ancora l’immagine di gente che fa a gara per raccogliere più vittime possibili. «Fate schifo - gli urlano ancora - tutto questo per quattromila euro». 
Poi, fuori dal luogo della strage si continua. Raccolgono i corpi in fretta, quasi come una conquista e corrono il più veloce possibile. «Sono degli sciacalli» urla qualcuno sulla strada ma si nasconde quando uno degli operatori cerca disperatamente di capire chi è stato. I carabinieri e la Polizia sono attoniti, mai vista una situazione del genere dopo una strage di questa portata. Qualcuno delle forze dell’ordine cerca di tenerli a debita distanza, ma su quelle portantine si consuma la scena più raccapricciante. Salme buttate a terra, urla, lanci di pietre e un’amarezza in corpo che non va via. I carabinieri però hanno osservato bene la situazione, cercando di calmare il più possibile le acque, ma inizialmente la lotta per l’“esclusiva” davanti quella carcassa di metallo è sembrata una guerra senza quartiere alla ricerca di un guadagno facile e di un’occasione ghiotta per poter incassare un po’ di gruzzolo. Una scena che nessuno avrebbe voluto vedere ma che purtroppo si è manifestata in tutta la sua arrogante violenza. Quelle urla di «vergogna» ancora viaggiano nell’aria cupa di una notte terribile. Ma pare che qualcuno la pensi diversamente, pur di poter guadagnare qualcosa.

ROSSANO – Risse, volgarità di tutti i tipi e spintoni. Addirittura calci e pugni tra “concorrenti”. Lo spettacolo più sconfortante e assurdo di questa tragedia è la clamorosa lite tra operatori delle pompe funebri accorsi sul luogo della tragedia, dopo che il treno aveva travolto l'auto sulla quale viaggiavano sei persone, tutte morte sul colpo. «Quelli sono tutti miei» si sente urlare davanti alla carcassa dell’auto.  «Sono stato avvisato dall’ospedale, sono arrivato per primo, se qui viene qualcuno che non è di Rossano qui succede un casino. Questa è roba nostra, non vogliamo gente da Corigliano o da Mirto». E l’altro prontamente replica senza colpo ferire: «No, facciamo uno a testa»: il “concorrente” è determinato a portare con sé una parte delle vittime. E poi la rissa: prima spintoni, poi le barelle lanciate per aria, usate come strumento d’offesa. Poi ancora, mentre si trasportava una delle salme, un proprietario di una ditta va in escandescenze.

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Il motivo è sempre lo stesso: la contesa tra chi deve prendersi una “fetta” e chi vuole l’intera torta. All’ennesima lite la barella, con una delle vittime caricata sopra, viene buttata a terra. Come un oggetto qualsiasi, un pezzo di carta, una nullità. Tutto davanti agli occhi dei parenti, dei colleghi di lavoro e degli amici di quelle vittime straziate. Prima di questa ultima, raccapricciante escalation, era addirittura scoppiata una rissa tra i titolari delle agenzie che rivendicavano “l’esclusiva” sul recupero. Se ne sono dette di tutti i colori per tutto il tempo, con la promessa di rivedersi in momenti più “tranquilli”. E alla fine si arriva anche alle mani, platealmente, davanti a tutti.  Uno di loro si accascia a terra dicendo di essere stato colpito da un pugno. Si tocca la testa, ma uno dei carabinieri intervenuti non sembra essere molto convinto della sua reazione. Sono volati, sì, ceffoni, ma pare nient’altro. È una lotta mai vista, fuori luogo e improbabile nella sua macabra manifestazione. Sui binari, mentre le vittime dilaniate venivano estratte con attenzione e delicatezza dai vigili del Fuoco, la scena si ripete ancora: litigi, ingiurie e salme gettate a terra. 

Questo fino a quando uno dei parenti delle vittime, vicinissimo agli operatori delle agenzie non comincia ad urlare. «Vergognatevi, questo è il mio sangue, non sono dei cani questi sono esseri umani». L’imbarazzo è enorme mentre le forze dell’ordine cercano di mitigare gli animi, ma continuano ad urlare contro gli operatori dicendo di andare via perché «Avete già preso quello che vi serve». Ma la rissa continua: altri spintoni e ancora l’immagine di gente che fa a gara per raccogliere più vittime possibili. «Fate schifo - gli urlano ancora - tutto questo per quattromila euro». Poi, fuori dal luogo della strage si continua. Raccolgono i corpi in fretta, quasi come una conquista e corrono il più veloce possibile. «Sono degli sciacalli» urla qualcuno sulla strada ma si nasconde quando uno degli operatori cerca disperatamente di capire chi è stato. I carabinieri e la Polizia sono attoniti, mai vista una situazione del genere dopo una strage di questa portata. Qualcuno delle forze dell’ordine cerca di tenerli a debita distanza, ma su quelle portantine si consuma la scena più raccapricciante. Salme buttate a terra, urla, lanci di pietre e un’amarezza in corpo che non va via. I carabinieri però hanno osservato bene la situazione, cercando di calmare il più possibile le acque, ma inizialmente la lotta per l’“esclusiva” davanti quella carcassa di metallo è sembrata una guerra senza quartiere alla ricerca di un guadagno facile e di un’occasione ghiotta per poter incassare un po’ di gruzzolo. Una scena che nessuno avrebbe voluto vedere ma che purtroppo si è manifestata in tutta la sua arrogante violenza. Quelle urla di «vergogna» ancora viaggiano nell’aria cupa di una notte terribile. Ma pare che qualcuno la pensi diversamente, pur di poter guadagnare qualcosa.

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