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Provincia di Vibo, l'inchiesta si allarga
Atti trasmessi alla Corte dei conti

Calabria

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di PIETRO COMITO
VIBO VALENTIA - Ente Provincia nella bufera. Tutto ebbe inizio con la scoperta di quella voragine milionaria: 1.280.000 euro che una dipendente infedele, in due anni, e con diciotto mandati di pagamento tarocchi, ha fatto traghettare sui conti di alcuni suoi familiari. Primo step e sprint ad un’inchiesta che ha portato all’iscrizione sul registro degli indagati di sette persone. Due di queste (dirigenti) rientrano tra le trentatre (l’ex presidente, una sfilza di ex assessori e consiglieri) raggiunte l’altro ieri da informazione di garanzia (a vario titolo per concorso in abuso d’ufficio, peculato e falso) per il presunto allegro utilizzo dei fondi destinati ai gruppi consiliari, raggrenellati alla buona - sostiene la Procura di Vibo col supporto operativo della Guardia di finanza -, non contemplati nei bilanci e diffusi a pioggia per «fini sociali». Magari anche a costo di sottrarli dalle casse asfittiche della Fondazione antiracket per privilegiare qualche associazione che, secondo il costrutto accusatorio, definire evanescente sarebbe un eufemismo. E’ il secondo step. E il terzo? Chissà, valutando i documenti acquisiti nel corso della nuova perquisizione effettuata negli uffici della commissariata Provincia di Vibo, e quelli già acquisiti nelle passate settimane, potrebbe riguardare i bilanci che si sospetta siano stati falsati. O gli appalti. 
Il pm Michele Sirgiovanni - titolare del maxifaldone che finisce con l’accendere i riflettori sull’intera storia amministrativa dell’ente intermedio che il riordino varato dal governo condanna all’estinzione - assieme ai militari delle Fiamme gialle è ancora rintanato nel suo ufficio. In vista degli interrogatori delle persone invitate a comparire, attende risposte. Dal suo osservatorio i documenti rappresentano elementi indiziari solidi in ordine alla presunta singolare gestione dei fondi dei gruppi consiliari, ma vorrebbe capire come società sportive, associazioni e onlus beneficiarie, più o meno attive, più o meno evanescenti, li abbiano utilizzati. I soldi, in fondo, lasciano sempre una traccia. La cifra, 73.000 euro, secondo fonti investigative in questa fase interessa poco. L’importante è arrivare a decriptare il sistema. Quello stesso sistema che si presenta come un quadro sul quale i militari del tenente colonnello Michele Di Nunno disegnano diverse porte da aprire. Dopo la seconda - sfondata, più che aperta - gli indagati salgono a 38. E dire che gran parte delle rivelazioni offerte dall’ex dipendente reoconfessa Mirella Currò al momento non sarebbero ancora state sviluppate.

VIBO VALENTIA - Ente Provincia nella bufera. Tutto ebbe inizio con la scoperta di quella voragine milionaria: 1.280.000 euro che una dipendente infedele, in due anni, e con diciotto mandati di pagamento tarocchi, ha fatto traghettare sui conti di alcuni suoi familiari. Primo step e sprint ad un’inchiesta che ha portato all’iscrizione sul registro degli indagati di sette persone. Due di queste (dirigenti) rientrano tra le trentatre (l’ex presidente, una sfilza di ex assessori e consiglieri) raggiunte l’altro ieri da informazione di garanzia (a vario titolo per concorso in abuso d’ufficio, peculato e falso) per il presunto allegro utilizzo dei fondi destinati ai gruppi consiliari, raggrenellati alla buona - sostiene la Procura di Vibo col supporto operativo della Guardia di finanza -, non contemplati nei bilanci e diffusi a pioggia per «fini sociali». Magari anche a costo di sottrarli dalle casse asfittiche della Fondazione antiracket per privilegiare qualche associazione che, secondo il costrutto accusatorio, definire evanescente sarebbe un eufemismo. E’ il secondo step. E il terzo? Chissà, valutando i documenti acquisiti nel corso della nuova perquisizione effettuata negli uffici della commissariata Provincia di Vibo, e quelli già acquisiti nelle passate settimane, potrebbe riguardare i bilanci che si sospetta siano stati falsati. O gli appalti. 

Per quanto riguarda i fondi dei gruppi consiliari la cifra, 73.000 euro, secondo fonti investigative in questa fase interessa poco. L’importante è arrivare a decriptare il sistema. Nel frattempo, una parte della discovery degli atti è già in partenza verso Catanzaroverso il procedimento aperto dal procuratore generale della Corte dei Conti Cristina Astraldi De Zorzi per i profili di propria competenza, emersi nell’ambito del filone dell’inchiesta “Odor lucri” relativo all’ipotesi di peculato in concorso e falso formulata dalla Procura di Vibo Valentia a carico della ex dipendente della Provincia Mirella Currò. 

Assieme alla donna sono stati deferiti, per una supposta ipotesi di danno erariale, i 6 che hanno firmato i mandati farlocchi predisposti dalla Currò, ingannando uffici e controlli. Si tratta dell’ex direttore generale Ulderico Petrolo, del segretario generale Francesco Marziali, dei dirigenti ed ex dirigenti, anche facenti funzione, Filippo Nesci, Armanda De Sossi, Antonio Vinci e Fortunato Sicari. Per completezza d’informazione evidenziamo che tra questi i soli Marziali, De Sossi e Vinci sono stati raggiunti da invito a comparire nell’ambito dell’inchiesta penale. Evidenziamo inoltre che l’ex direttore generale Petrolo ha denunciato la falsificazione della sua firma in uno dei diciotto mandati che avrebbero consentito alla ex dipendente Currò di far transitare dai fondi vincolati dell’ente a quelli dei suoi familiari 1.850.000 euro. 

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