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Amministratori bersagliati in Calabria
Record nel 2011 con circa 85 intimidazioni

Calabria

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CATANZARO - Essere amministratore pubblico in Calabria vuol dire fare i conti con le minacce in un caso su tre rispetto al dato nazionale. Il dato emerge dal Secondo Rapporto Nazionale di Avviso Pubblico "Amministratori sotto tiro: intimidazioni mafiose e buona politica", presentato questa mattina nella sede della Provincia di Roma. La Calabria guida la classifica di questo triste primato con il 31 per cento delle minacce registrate nel 2011.  

In particolare, il rapporto ha evidenziato una minaccia ogni trentaquattro ore: ogni 34 ore un incendio, una lettera minatoria, una scritta sul muro, un proiettile inviato a casa, email e messaggi da brivido su facebook. Complessivamente, lo scorso anno in Italia sono stati 270 gli atti di intimidazione ai danni di amministratori locali e personale della pubblica amministrazione, il 27% in più del 2010. Amministratori spesso giovani, che si sono visti recapitare a casa animali morti, che hanno visto bruciare la loro auto o la casa di un parente. O hanno subito attentati, anche mortali se non si sono visti addirittura trafugare la salma di un parente dal cimitero. All’iniziativa, cui ha partecipato il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, sono intervenuti il presidente dell’Anm Rodolfo Sabelli, l’ex presidente della commissione parlamentare Antimafia Francesco Forgione, il direttore del centro siciliano di documentazione 'Giuseppe Impastato’ Franco La Torre, figlio del padre Pio ucciso dalla Mafia, e alcuni amministratori locali che hanno subito sulla loro pelle la minaccia della malavita. 
 Delle 270 minacce, 233 sono state 'dirette’ (contro la persona), 37 indirette (contro scuole, uffici, auto pubbliche). Dal punto di vista della distribuzione geografica, al primo posto c'è appunto la Calabria (31%), seguita dalla Sicilia (25%) e dalla Sardegna (13%). Novità di quest’anno la Lombardia (9 casi, in particolare a Lecco), oltre a casi in Toscana, Liguria, Emilia, Marche e Trentino. Il Lazio conta 7 casi (3%), in particolare nella provincia di Roma. Riguardo al 2012, infine, è emerso che l’anno in corso è quello che ha toccato il record negativo dei Comuni sciolti per infiltrazione mafiosa, ben 25.

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