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Bruciata l'autovettura al sindaco di Soriano
che si è schierato al processo contro i clan

Calabria

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SORIANO - Qualche giorno addietro il Comune che guida si era costituito parte civile nel maxi processo contro i clan delle Preserre chiedendo a gran voce l'adesione di quei colleghi che ancora non l'avevano fatto. Poche settimane prima aveva partecipato con evidente trasporto al corteo per ricordare il giovane Filippo Ceravolo, ucciso per errore in un agguato di 'ndrangheta. Non è ancora chiaro se queste due prese di posizione possano essere la causale, ma certamente gettano un'ombra inquietante sull'episodio che lo ha visto vittima ieri sera con l'incendio della sua autovettura.
Lui è Francesco Bartone, primo cittadino di quella Soriano che ancora non si è ripresa dal tragico e assurdo lutto del 19enne freddato a colpi di fucile, di quella Soriano che cerca, vuole e pretende di sapere la verità su quel barbaro omicidio che l'ha profondamente scossa. Un sindaco tuttofare, Francesco Bartone, che ha appreso dell'incendio della sua autovettura nell'immediatezza del fatto.
Sono da poco passate le 20 quando alla sala operativa dei vigili del fuoco arriva la telefonata che sta andando in fiamme un'auto di piccole dimensioni. È la Smart dell'amministratore, parcheggiata nelle vicinanze dell'ufficio postale del paese lungo il perimetro del quale sono installate le telecamere che però non riescono a riprendere la scena. I malviventi hanno quindi tenuto conto anche di questo particolare. Al momento non è chiaro se abbiano utilizzato del liquido infiammabile o del combustibile che solitamente non lascia quasi traccia come la diavolina posizionata accanto alla ruota dal lato del serbatoio per provocare più danni possibili. Fatto sta che il fuoco ha impiegato poco, davvero poco, per avvolgere il mezzo. Quando il personale del 115 è giunto sul posto la piccola vettura era ridotta a un cumulo di lamiere. Nelle vicinanze, accanto ai carabinieri della stazione e a quelli della Compagnia di Serra San Bruno con in testa il capitano Stefano Esposito Vangone, c'era anche lui, il sindaco, profondamente turbato. Ha spiegato agli investigatori coordinati dalla procura di Vibo la scena che si è trovato di fronte una volta allertato da qualche suo concittadino, senza però poter offrire una chiave di lettura.
A quello ci penseranno gli uomini del capitano Vangone che hanno avviato le indagini e i rilievi sull'auto, e che provvederanno a sequestrare e visionare i filmati dell'ufficio postale che, anche se non hanno ripreso il momento dell'attentato, potrebbero aver immortalato gli instanti precedenti e successivi allo stesso. E sulla vicenda, e tutto quello che potrebbe ruotare attorno, con le vicende descritte in precedenza, è plausibile che venga informata direttamente la Dda di Catanzaro che sta indagando sui violenti fatti di sangue che hanno scosso il territorio delle Preserre dall'aprile scorso, quando avvenne il tentato omicidio del 19enne Giovanni Emmanuele, ad oggi. In mezzo quattro morti ammazzati: il 4 giugno Nicola Rimedio assassinato con modalità militari, il 22 settembre Antonino Zupo e a 48 ore di distanza Domenico Ciconte. Esattamente un mese dopo il povero Ceravolo che si trovava in auto con Domenico Tassone, ritenuto il vero obiettivo dei killer e salvatosi per miracolo. Adesso l'incendio della Smart del sindaco Bartone che ha voluto esporsi, come gli altri colleghi di Arena e Dasà, e come il commissario prefettizio di Gerocarne, in prima persona contro le cosche della zona in quel maxi processo con 43 indagati per associazione mafiosa, omicidi e armi e quant'altro, attualmente pendente davanti al gup distrettuale.
Violenza alla quale si aggiunge violenza in un territorio che attende la risposta della magistratura già attiva su altri fronti caldi come quello tra Stefanaconi e Piscopio dove ha inferto un colpo ferale al gruppo dei Patania con 22 arresti e accuse pesanti come omicidio, armi.
 

SORIANO - Incendiata l'auto del sindaco di Soriano Calabro, Francesco Bartone 59 anni, architetto. Sono da poco passate le 20 quando alla sala operativa dei vigili del fuoco arriva la telefonata che sta andando in fiamme un'auto di piccole dimensioni. È la Smart dell'amministratore, parcheggiata nelle vicinanze dell'ufficio postale del paese lungo il perimetro del quale sono installate le telecamere che però non riescono a riprendere la scena. Quando il personale del 115 è giunto sul posto la piccola vettura era ridotta a un cumulo di lamiere. Nelle vicinanze, accanto ai carabinieri della stazione e a quelli della Compagnia di Serra San Bruno con in testa il capitano Stefano Esposito Vangone, c'era anche lui, il sindaco, profondamente turbato. Nel rogo è andata distrutta anche la porta e la finestra della casa della madre sotto cui era parcheggiata la sua auto. Il primo cittadino, eletto dopo lo scioglimento della precedente amministrazione sciolta per condizionamenti mafiosi e che guida una lista civica, ha dichiarato: «Più che impaurito sono innervosito, ma andrò avanti appoggiato come sono dal mio Partito, il Pd».

 

Qualche giorno addietro il Comune che guida si era costituito parte civile nel maxi processo contro i clan delle Preserre chiedendo a gran voce l'adesione di quei colleghi che ancora non l'avevano fatto. Poche settimane prima aveva partecipato con evidente trasporto al corteo per ricordare il giovane Filippo Ceravolo, ucciso per errore in un agguato di 'ndrangheta. E nel 2010 era stato vittima di un analogo episodio.

 

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