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Volevano far esplodere la caserma
Arrestati sei esponenti clan emergente

Calabria

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COSENZA – I carabinieri del Comando provinciale di Cosenza hanno fermato sei pluripregiudicati, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro. I sei, che operavano sull'alto ionio cosentino, nella zona di Trebisacce, avrebbero imposto tangenti a numerosi commercianti ed imprese edili, attraverso intimidazioni e attentati e con l’impiego di bottiglie incendiarie. Le accuse sono di associazione mafiosa, estorsione aggravata, rapina, detenzione di esplosivi e danneggiamento. Il gruppo avrebbe anche progettato un attentato dinamitardo alla caserma dei carabinieri di Trebisacce. In particolare il progetto di attentato alla caserma dei carabinieri è stato scoperto dagli stessi militari del Comando provinciale di Cosenza, grazie alle intercettazioni nei confronti dei presunti appartenenti ad una cosca emergente della zona e, secondo gli investigatori, era prossimo ad essere messo in atto. Per questo motivo la Dda di Catanzaro ha emesso in via d’urgenza i provvedimenti di fermo, eseguiti nel corso di un’operazione che è stata coordinata personalmente dal comandante provinciale dell’Arma di Cosenza, Francesco Ferace.   Le indagini erano iniziate alcune settimane fa, dopo una serie di attentati a scopo estorsivo registrati nella zona di Trebisacce e Villapiana, nell’alto Ionio Cosentino. Oltre all’attività d’indagine nei confronti dei fermati, i carabinieri hanno anche intensificato il controllo del territorio ed avviato un’opera di convincimento delle vittime a collaborare. Sarebbero state proprio queste attività a “infastidire" la cosca, che avrebbe così pensato di rispondere con un attentato, probabilmente dimostrativo, contro i carabinieri.   I sei fermi sono stati tutti eseguiti. 

In relazioni agli arresti il procuratore aggiunto di Catanzaro, Giovanni Bombardieri, ha chiarito che «la Dda di Catanzaro ha inteso dare un forte segnale della presenza delle istituzioni nell’area di Trebisacce con un intervento rapido e deciso che mette fine ad ogni tentativo da parte dei fermati di radicare sul territorio una nuova organizzazione criminale per il controllo del pizzo nei confronti degli esercizi commerciali». Ma quello che preoccupa è «il riferimento nelle conversazioni ad una strategia delle bombe che da anni e anni non si verificava più in quell'area e di cui loro stessi si compiacevano commentando gli attentati e le intimidazioni realizzate». E si precisa che anche il sindaco e il maresciallo dei carabinieri erano nelle mire del gruppo. «Preparami queste cose ... che glielo devo andare a mettere al maresciallo dei carabinieri a Trebisacce, in questi giorni di festa, sotto la macchina proprio, vicino la caserma. Gliela devo fare una a lui e un’altra al sindaco». A dirlo, in un colloquio intercettato dai carabinieri, è Giuseppe Lo Fiego, di 57 anni, una delle sei persone fermate stamani dai carabinieri del Comando provinciale di Cosenza, mentre parla in auto con Federico Salmena (56), anche lui destinatario dello stesso provvedimento. La conversazione risale ad appena due giorni fa ed è quella che ha spinto i magistrati della Dda di Catanzaro ad accelerare i tempi e ad emettere un provvedimento di fermo nei confronti di quelli che vengono indicati i componenti di una cosca emergente operante nell’alto Ionio cosentino dediti ad estorsioni con modalità particolarmente violente, visto l’utilizzo di bombe e molotov quali strumenti di intimidazione. Pochi minuti prima, lo stesso Lo Fiego si lamenta dell’aumento dei controlli da parte dei carabinieri e dei tentativi di far collaborare commercianti e imprenditori vittime delle estorsioni cominciate ad inizio dicembre: «hai capito? A Trebisacce stanno girando tutti i carabinieri ... bar ... cose ... in borghese e tutto a chiedere so sono andati a cercare soldi ... se qualcuno deve pagare ... 'che noi lasciamo una persona fissà ha detto ... come arrivano voi non dovete pagare».   

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