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La crisi nella musica
del Parto delle nuvole pesanti

Calabria

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Anteprima dell’ultimo album del Parto delle nuvole pesanti, la cui pubblicazione è attesa per il nuovo anno, il singolo + video “Che aria tira” è visionabile in rete. Reduce dal lavoro “Magnagrecia” uscito nel 2010, il Parto è impegnato sul nuovo disco da un anno, come ci dice Salvatore De Siena, cantante e leader della longeva band calabrese. «E siccome i soldi sono sempre meno, abbiamo fatto anche noi un taglio alle spese discografiche evitando sprechi e barocchismi. Da questa necessità economica è nata l’idea artistica di fare dialogare tamburello, mandolino e fisarmonica con il computer. Quindi la maggior parte dei nostri suoni sono programmati al computer, sono autenticamente falsi!». Se la ride, De Siena, a pensare cosa diranno i puristi. La nuova canzone-traino del Parto è pienamente immersa nel nostro tempo di difficoltà e pauperismo: l’aria di recessione è così spessa da tagliarsi a fette. È un’Italia ridotta all’osso, quella di “Che aria tira”. Le parole-chiave della canzone sono crisi, rabbia, paura, angoscia, ndrangheta, eroina, soldi riciclati; e dall’altra parte le ossessioni tipiche di un’epoca dominata dagli slogan della comunicazione di massa: meteo, decupage, vintage, viagra, spread. Tutto con ironia, frizzante spregiudicatezza, una mezza gioiosità. «Essere un musicista del presente», continua De Siena, «significa comprendere ed interpretare la realtà contemporanea ed esprimerla attraverso parole e note con gli strumenti dell’emozione. L’amarezza è nella realtà delle cose che viviamo», riflette il cantante del Parto, che continua: «Nel singolo ‘Che aria tira’ abbia cercato di rappresentare questa realtà con ironia e venature surreali. Anche il videoclip segue quest’onda. Interpretiamo le angosce collettive della nostra società, dalla paura del piatto vuoto alla fissazione del meteo». Il video è stato realizzato con la regia di Stefano Croci, a partire dal soggetto di De Siena e con la sceneggiatura di Stefano Migliore. Il brano risente per certi versi di un’aria di famiglia felliniana, nello stile dei finti jangle pubblicitari, del Nino Rota di “Bevete più latte”; per altri invece sembra influenzato da certe atmosfere da canzoni di lotta di sapore sovietico. Il ritornello della canzone recita: “Ma ci sarà un’altra primavera e nelle piazze canteremo ancora”. Confessa De Siena: «Io sono appassionato di musica popolare russa, da cui poi ha attinto la propaganda sovietica ma anche la musica classica, basti pensare alla Sagra della primavera di Stravinsky. E quindi non mi meraviglia che questa passione affiori in qualche mia canzone, ma certo non ha nessun valore nostalgico per l’Unione Sovietica». La chiosa è tutto sommato fiduciosa: “Respireremo aria buona aria pulita aria ossigenata aria di qualità”. Speriamo di cavarcela.

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