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Cosenza, protesta davanti all'Asp
contro l'accorpamento degli ospedali

Calabria

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L'ospedale di Castrovillari

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COSENZA – Sindaci, rappresentanti istituzionali provinciali, regionali e sindacali del comprensorio Pollino-Sibaritide, operatori sanitari, cittadini e associazioni stanno manifestando davanti alla sede dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza per dire no all’accorpamento dell’ospedale spoke di Castrovillari con quello di Acri.  

I manifestanti, che hanno proclamato lo stato di agitazione dell’intero territorio contro il provvedimento, si rivolgono al presidente della Regione, Giuseppe Scopelliti, per evidenziare, scrivono su un volantino, «che si attiveranno in ogni possibile sede politica e giudiziaria per il ritiro del decreto 191 del 2012».   Nel documento, il Comitato territoriale per la tutela della salute nell’area del Pollino e della Sibaritide e per la difesa dell’ospedale spoke di Castrovillari definisce il provvedimento di accorpamento «lesivo del diritto alla salute delle popolazioni del Pollino, della Sibaritide e dello stesso comprensorio acrese che si sostiene invece di voler tutelare. Il decreto – prosegue il testo – si basa su informazioni e dati non veritieri. Il decreto determinerebbe un peggioramento dell’offerta sanitaria con gravi rischi per la vita stessa delle persone necessitanti di assistenza e, congiuntamente, un aumento dei costi della sanità. Il decreto non risponde perciò alle necessità e ai diritti dei calabresi nè alle indicazioni contenute nel piano di rientro, ma soltanto a logiche di una malapolitica rapace e clientelare».  

I manifestanti chiedono, in particolare, al presidente Scopelliti «l'immediato ritiro del decreto 191/2012 e già si sono attivate e ancor più si attiveranno in ogni possibile sede, politica e giudiziaria, perchè ciò avvenga al più presto; diffidano le autorità competenti a portare a ulteriore compimento il decreto 191/2012 per i danni alla salute delle popolazioni che da ciò deriverebbero» e sottolineano «il clima di allarme e tensione sociale che il decreto ha determinato sul territorio con il timore di imprevedibili sviluppi».

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