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Penalisti di Palmi all'attacco del procuratore della Dda
«Da Prestipino un monito che sa di intimidazione»

Calabria

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PALMI -  Duro attacco del direttivo della Camera Penale di Palmi contro il procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, Michele Prestipino. A far esplodere il caso sono state le dichiarazioni del pm antimafia dopo l’arresto di Roberto Crocitta, specializzato nell’ascolto e nella trascrizione di conversazioni telefoniche ed ambientali, accusato di aver agevolato alcuni esponenti di pericolose cosche della ‘ndrangheta redigendo consulenze false. Durante la conferenza stampa nella quale i magistrati antimafia spiegarono i dettagli dell’operazione, Prestipino fece ai giornalisti dichiarazioni che hanno fanno scattare la reazione dei penalisti: «Questo è un arresto importante - disse - al di là della vicenda specifica perché sono molte le intercettazioni che cambiano stranamente quando vengono ascoltate da consulenti e periti e non più dalle forze di Polizia Giudiziaria. E mi auguro che questo arresto possa servire come motivo di riflessione per chi opera all’interno del processo. Mi auguro che serva come monito per tutti».

«Prestipino – si legge in una nota dei penalisti - lancia un monito a consulenti e periti che osano contestare le trascrizioni della polizia giudiziaria nei processi di mafia. Notizie poco incoraggianti dal fronte caldo della libertà dell’ufficio difensivo nei procedimenti di criminalità organizzata. L’intolleranza all’idea del processo come luogo del confronto libero tra tesi contrapposte è stata manifestata con la massima forza simbolico–espressiva (e cioè evocando le manette) dal procuratore aggiunto Prestipino Giarritta». Ricordando che Prestipino è in corsa per la poltrona vacante di Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, il direttivo della Camera penale aggiunge: «C’è da osservare che purtroppo l’inequivocabile monito indirizzato a quanti “stranamente” dissentono rispetto al punto di vista investigativo, produce il massimo della sua forza intimidativa  anche facendo leva sugli squilibri di un sistema in cui, come più volte denunciato, la debolezza della giurisdizione  depotenzia l’efficacia dei controlli sulle iniziative dell’ufficio  del Pm Antimafia.  Si tratta dell’ulteriore conferma dell’attacco gravissimo in corso alle prerogative della difesa, attuato con la pretestuosa elusione delle garanzie di libertà previste dal codice,  così da consentire l’irruzione dell’investigazione penale nell’ambito del rapporto tra l’avvocato difensore, i suoi ausiliari e il cittadino imputato. In tali condizioni, il diritto di difesa si trasforma in un simulacro così come accade nei regimi autoritari in cui il processo penale è strumento di sopraffazione e le garanzie dell’imputato sono puro apparato scenico. L’abuso delle intercettazioni in tale ambito è stato ripetutamente denunziato dalla Camera penale di Palmi, nel corso degli ultimi 2 anni anche con riferimento a procedimenti giudiziari che hanno colpito avvocati del Foro spiati nello svolgimento dell’attività professionale. E la vicenda del consulente incarcerato e messo alla gogna, inserita nel disegno del Pm moralizzatore – conclude la nota - è l’ennesimo segnale di una deriva pericolosa per la democrazia del processo e la qualità dei diritti individuali di ogni cittadino».

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