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Il pentito Lo Giudice è un fiume in piena
Da omicidio del fratello a equilibri reggini

Calabria

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REGGIO CALABRIA - Una udienza durata oltre sette ore quella del processo «Meta», con il collaboratore di giustizia Antonino Lo Giudice collegato in videoconferenza che ha risposto alle domande che gli sono state poste dal pubblico ministero Giuseppe Lombardo e dai difensori degli imputati sui suoi rapporti con vertici e gregari della 'ndrangheta reggina, in particolare, con Pasquale Condello. Lo Giudice, tra l’altro, ha ricordato l’omicidio di un suo fratello giovanissimo, Salvatore, assassinato nel 1991, «un ragazzo – ha detto – di meno di 20 anni, ucciso per innescare una tragedia tra il nostro gruppo ed i Labate 'ti mangiu', del quartiere Gebbione. Michele Franco, vicino ai Tegano ed ai De Stefano, venne a casa nostra per dirci che erano stati due giovanotti del Gebbione, ma noi sapevamo che non era vero. Volevano aizzarci contro Pietro Labate perchè intendevano estendere i loro interessi fino a Pellaro, nella zona sud di Reggio impadronendosi così di quella zona, piena di attività commerciali. Mio fratello Salvatore – ha ammesso il pentito - aveva a sua volta ucciso, su mandato di mio padre, il proprietario di un negozio di edilizia, tale Liuzzo, un omicidio richiesto da alcuni miei parenti». 

Lo Giudice ha di nuovo ribadito la sua «totale responsabilità per gli attentati dinamitardi agli uffici di Procura Generale, alla casa del procuratore Di Landro e la preparazione dell’attentato con il bazooka agli uffici di Procura al Centro direzionale. Quei fatti li sapevamo soltanto io, Antonio Cortese e Vincenzo Puntorieri e nessun altro. Eravamo pieni di armi perchè temevamo l’esplodere della guerra tra le cosche, la provocazione di qualcuno, dei De Stefano, dei Tegano, per togliersi qualche pietra dalla scarpa». Il pentito si è soffermato anche sulle tensioni tra Pasquale Condello e Antonio Rosmini, «alleati e poi in lite a causa della mancata spartizione delle tangenti. Era il 2000 e Condello era a casa di Santo Cuzzola. In quella occasione mi raccomandò di stare attento, di uscire poco di casa e di avere sempre massima attenzione per paura di agguati». 
Antonino Lo Giudice ha poi confermato il rapporto tra il capitano della Dia, Spadaro Stracuzzi, ed il fratello Luciano. «A Stracuzzi – ha sostenuto - avevamo detto di tenere sotto controllo Giovanni Barillà, il genero di Condello, che poteva portarli al suo nascondiglio. Fu lui che ci passò informazioni sulle operazioni investigative ed anche i file in una pendrive con i verbali del pentito Paolo Iannò». La prossima udienza si terrà il 25 gennaio quando, citato dal pm Giuseppe Lombardo, tornerà a deporre uno dei pentiti più informati sulle dinamiche della 'ndrangheta di Reggio, Paolo Iannò, ex braccio armato di Pasquale Condello e reo confesso di decine di omicidi avvenuti nella guerra di 'ndrangheta degli anni '80.

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