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Esami venduti all'Università di Catanzaro
Dieci imputati hanno chiesto il patteggiamento

Calabria

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CATANZARO - C'è anche Francesco Marcello, principale indagato nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Catanzaro su presunti casi di esami venduti all’Ateneo Magna Graecia, tra le persone che hanno chiesto di patteggiare, oggi, nel corso dell’udienza preliminare a carico dei 97 indagati totali. Una decina le persone che hanno optato per l’applicazione della pena su richiesta delle parti (che varrebbe loro lo sconto di un terzo su quella da irrogare in caso di condanna), che il giudice dovrà decidere se ammettere. Per tutti si tratta di pene comprese fa un anno e sei mesi di reclusione e due anni. Per Marcello la proposta di pena è di un anno e sei mesi che andrebbero a sommarsi ai tre anni già patteggiati nella prima tranche dell’indagine.
Altri pochi indagati hanno inoltre chiesto di poter accedere al rito abbreviato (che pure comporta lo sconto di pena di un terzo in caso di condanna), mentre per la maggior parte proseguirà la normale udienza preliminare, nell’ambito della quale il pubblico ministero ha ribadito in aula la richiesta di rinviare tutti a giudizio. Il procedimento, nel quale l’Università ha chiesto di costituirsi parte civile, proseguirà domani, e poi il 24 e 25 gennaio, giorno in cui dovrebbero arrivare le decisioni del giudice Livio Sabatini sia in merito ai riti alternativi che agli eventuali rinvii a giudizio e proscioglimenti. Nell’inchiesta, condotta dai militari della Sezione di polizia giudiziaria dei carabinieri coordinati dai sostituti procuratori Salvatore Curcio e Paolo Petrolo, sono contestati a vario titolo i reati corruzione, falso ideologico e materiale del pubblico ufficiale in atto pubblico, falso per indurre in errore l’Ateneo, soppressione e distruzione di atti. Tra i 97 indagati ci sono quattro impiegati dell’Ateneo catanzarese, due docenti, e novantuno persone coinvolte in qualità di studenti, alcuni dei quali hanno conseguito già il titolo accademico, che però è finito sotto sequestro.
Il caso della presunta compravendita di esami scoppiò nel novembre del 2007, e travolse prima la facoltà di Scienze economiche aziendali e poi quella di Giurisprudenza, facenti capo all’unica segreteria didattica di cui era responsabile il 50enne Francesco Marcello, principale accusato, finito in manette il 13 novembre di quell'anno. Nell’ambito di quel primo filone d’indagine i pm incassarono tre patteggiamenti – fra i quali quello di Marcello, cui fu applicata una pena di tre anni di reclusione, ed il pagamento di 2.000 euro per le spese di costituzione di parte civile dell’Università – e una condanna a carico delle prime quattro persone finite nei guai. In seguito altre 16 persone furono raggiunte da avviso di garanzia ad agosto 2009 (un diciassettesimo avviso era per il solito Marcello). Pochi giorni dopo il giudice per le indagini preliminari di Catanzaro emise un provvedimento cautelare con cui fu interdetto lo svolgimento dell’attività forense a 39 persone. A marzo 2010, infine, un nuovo capitolo dell’inchiesta, con un’informazione di garanzia notificata ad altre 53 persone.

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