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I Duff dal Busento per trasmettere
al mondo la loro elettricità

Calabria

Tempo di lettura: 
3 minuti 49 secondi

 

È da un quindicennio che l’elettricità dei Duff solca le scene di tutta Italia. La band cosentina ha costruito la propria credibilità marcando un territorio preciso, con il suo punk parlante, melodico, dissacrante. Ne è passato di tempo, da quando chiedevano soldi spicci a Piazza Kennedy, come rievocano oggi in una canzone, “La tua storia”, inclusa nell’ultimo lavoro. Da qualche mese il quartetto ha infatti dato alle stampe un nuovo album a tre anni di distanza dal precedente “Tallone da killer”. È uscito per l’importante etichetta bresciana IndieBox Music, con un titolo che ricorda certi trailer sull’ironico non-sense di Mariottide: “Ci sono gente che non stanno bene“. Quindici tracce rigorosamente di tre-minuti-tre, sovente anche meno, raramente più (ma di poco). L’attacco del disco, “Che state facendo”, è una scheggia vagante di due minuti scarsi, mentre un altro pezzo precipita a rotta di collo in appena 1.18 (“Pasta e avanzi”). Stringati, diretti, fulminanti. Si muovono e portano scorribande, a volte appoggiandosi sulle ritmiche in levare dello ska, “tra le macerie di un’epoca ipocrita”, in cui la lotta eterna non è tra bene e male (magari!), bensì “tra il male e il malissimo”, e allora diventa necessario aumentare “il numero di pillole”. 
Il singolo e brano manifesto del disco è “Voglio diventare un hipster”, sarcastico pamphlet dedicato al fighettismo alternativo a tutti i costi: le scarpe rovinate eppure nuovissime, occhiali senza lenti, la necessità di non perdere mai terreno rispetto alla moda. Una tendenza della “canzone sociologica” che inevitabilmente fa ripensare, sul versante pop-cantautorale, a brani come “Hipsteria” e “I pariolini di 18 anni” dei Cani. Non rinunciano mai alla stoccata e all’aforisma sferzante, “Totonno” Nevone e compagnia: “la verità non è un sondaggio d’opinione” (“Parla politico”); “che fortuna, che soddisfazione, segui la moda della finzione” (“Finzione”); “quello che non hai ti manca, quello che hai già non è mai abbastanza” (“Via da questa città”). 
Filosofia punk sulle rive del Busento.

È da un quindicennio che l’elettricità dei Duff solca le scene di tutta Italia. La band cosentina ha costruito la propria credibilità marcando un territorio preciso, con il suo punk parlante, melodico, dissacrante. Ne è passato di tempo, da quando chiedevano soldi spicci a Piazza Kennedy, come rievocano oggi in una canzone, “La tua storia”, inclusa nell’ultimo lavoro. Da qualche mese il quartetto ha infatti dato alle stampe un nuovo album a tre anni di distanza dal precedente “Tallone da killer”. È uscito per l’importante etichetta bresciana IndieBox Music, con un titolo che ricorda certi trailer sull’ironico non-sense di Mariottide: “Ci sono gente che non stanno bene“. Quindici tracce rigorosamente di tre-minuti-tre, sovente anche meno, raramente più (ma di poco). L’attacco del disco, “Che state facendo”, è una scheggia vagante di due minuti scarsi, mentre un altro pezzo precipita a rotta di collo in appena 1.18 (“Pasta e avanzi”). Stringati, diretti, fulminanti. Si muovono e portano scorribande, a volte appoggiandosi sulle ritmiche in levare dello ska, “tra le macerie di un’epoca ipocrita”, in cui la lotta eterna non è tra bene e male (magari!), bensì “tra il male e il malissimo”, e allora diventa necessario aumentare “il numero di pillole”. 

Il singolo e brano manifesto del disco è “Voglio diventare un hipster”, sarcastico pamphlet dedicato al fighettismo alternativo a tutti i costi: le scarpe rovinate eppure nuovissime, occhiali senza lenti, la necessità di non perdere mai terreno rispetto alla moda. Una tendenza della “canzone sociologica” che inevitabilmente fa ripensare, sul versante pop-cantautorale, a brani come “Hipsteria” e “I pariolini di 18 anni” dei Cani. Non rinunciano mai alla stoccata e all’aforisma sferzante, “Totonno” Nevone e compagnia: “la verità non è un sondaggio d’opinione” (“Parla politico”); “che fortuna, che soddisfazione, segui la moda della finzione” (“Finzione”); “quello che non hai ti manca, quello che hai già non è mai abbastanza” (“Via da questa città”). Filosofia punk sulle rive del Busento.

 

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