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Si riapre il mistero del carabiniere killer
Dal pentito Costa nuove tesi sull'omicidio

Calabria

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SIDERNO (Reggio Calabria) - Il pentito Giuseppe Costa parla, e parla soprattutto di ciò che ha vissuto in prima persona, e cioè la guerra di mafia di Siderno e le decine di morti vittime di killer freddi e spietati. Giuseppe Costa racconta della sua squadra di morte, dei suoi fedelissimi, tra loro un uomo dello Stato, ai magistrati della Dda di Reggio Calabria Nicola Gratteri e Antonio De Bernardo. Ed un giallo lungo 23 anni quello che avvolge la fine del carabiniere Donato Giordano. Era considerato il killer infallibile del clan Costa, un insospettabile cecchino durante la faida di Siderno che tra il 1987 e il 1993 devastò per sempre l'immagine della città della Locride con agguati e omicidi per il controllo criminale del territorio. Il cadavere mutilato e carbonizzato di Donato Giordano venne trovato il 17 luglio del 1991 all'interno di una Lancia Thema data alla fiamme dentro la galleria della Limina. Accanto al cadavere del carabinieri quello di Massimiliano Costante, amico del killer e forse assassinato per il solo fatto di trovarsi con lui in quel momento.

Il riconoscimento del corpo di Costante fu relativamente semplice e certo. Praticamente senza testa e senza mani il riconoscimento del cadavere di Donato Giordano fu un vero rebus medico-legale e giudiziario, non fu mai fatto il dna, dal gruppo sanguigno, da alcuni brandelli di vestiti e da un tesserino miracolosamente scampato alle fiamme il corpo carbonizzato all'interno della Lancia Thema venne indicato come quello di Giordano. Oggi il carabiniere killer è sepolto in un cimitero di Bari, sua città di origine, ma per qualcuno la morte di Giordano è ancora un mistero. Non hanno avuto mai dubbi invece gli investigatori e i giudici che hanno emesso le sentenze del processo "Siderno Group", il corpo ritrovato nella galleria della Limina era quello del carabiniere assoldato dai Costa. La storia di Donato Giordano è ambigua e oscura, ancora oggi ricca di interrogativi. Il carabiniere di Bari arrivò a Siderno nel 1990 quando aveva 24 anni, trasferito da Benevento, quando la faida era nel clou del suo sanguinario svolgimento. Immediatamente il carabinieri semplice entra nelle maglie della società sidernese, in pochissimi giorni conosce già tutto, sa con chi deve parlare e a chi si deve rivolgere, entra in contatto con ambienti al limite della legalità ma soprattutto entra nella casa del boss Giuseppe Costa, e per lui, in cambio di tanti soldi, vestirà panni del killer. Tutto in un attimo, per qualcuno troppo breve è stato il passaggio che ha portato il carabiniere pugliese a stringere alleanze con i clan, c'è chi giura che già da prima avesse contatti con la criminalità pugliese e con la camorra, insomma arrivò a Siderno "raccomandato" da qualcuno che gli indicò subito da che parte stare. Lo stile di vita di Giordano, per come emerse durante lo storico processo "Siderno Group", era al limite, una fidanzata ufficiale, due o tre amanti, ma anche una moglie di cui nessuno sapeva. Aveva amici ovunque a Siderno e a Locri, frequentava il commissariato di Polizia e con alcuni colleghi andava spesso al poligono di Roccella Jonica. Amava sparare Donato Giordano, e la sua mira era infallibile. Il giovanissimo carabiniere chi lo ha conosciuto lo descrive come scaltro, attento e furbissimo, forse troppo per un ragazzo della sua età. E' anche per questo che non sono pochi quelli che credono che non sarebbe mai caduto in un tranello, quello stesso tranello che lo portò alla morte. 
Infatti secondo le ricostruzioni il 17 luglio del 1991 qualcuno diede un appuntamento a Donato Giordano, un appuntamento sulla strada della Limina dove poi il killer trovò la morte. Gli ultimi giorni di Donato Giordano vennero ricostruiti in aula dalla moglie e da alcune ragazze che frequentava. Tutti indicarono lo stato d'animo del carabiniere come agitato, nervoso, il giorno prima della sua morte aveva detto che si sarebbe dovuto allontanare per qualche tempo, una testimone disse di averlo visto con un borsone e con tantissimi soldi in contanti. Alle 10 del mattino del 17 luglio del 1991 una chiamata avvisa i carabinieri che un'auto è in fiamme all'interno della galleria della Limina, quando le forze dell'ordine arrivano sul posto ancora la Lancia Thema è avvolta dal fuoco. All'interno due cadaveri.

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