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Ricorso respinto: niente interdizione per i pm e il giudice
accusati di aver rivelato notizie alla cosca vibonese

Calabria

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SALERNO – Il Tribunale del Riesame di Salerno ha rigettato la richiesta di interdizione dai pubblici uffici nei confronti di due sostituti procuratori della Repubblica di Catanzaro e di un giudice del Tribunale di Vibo Valentia accusati dalla Procura di Salerno di aver dato informazioni coperte da segreto a un avvocato legato alla cosca della 'ndrina dei Mancuso. Si tratta dei pm Giampaolo Petrolo e Paolo Boninsegna e del giudice Giancarlo Bianchi.
Sulla richiesta di interdizione si era già pronunciato negativamente il gip del tribunale di Salerno. La Procura salernitana era ricorsa in appello al Tribunale del Riesame. I tre magistrati erano difesi dall’avvocato Michele Tedesco del foro salernitano. 
Il gip Zarone ha quindi ritenuto prive di fondamento le accuse di rivelazione di segreti d’ufficio aggravate dal presunto intento di agevolare la cosca Mancuso di Limbadi, contestate ai pm Boninsegna e Petrolo, e due ipotesi di abuso d’ufficio, senza alcuna aggravante, contestate al giudice Bianchi. L’inchiesta della Procura di Salerno, che ha impugnato il rigetto della misura interdittiva, trae origine da un’indagine denominata “Purgatorio”, si legge nel decreto del gip Zarone, pendente alla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro dal 2009 «diretta ad accertare l’esistenza e l’operatività nel Vibonese di un’associazione ’ndranghetista facente capo a Mancuso Pantaleone cl. ’47». Nel corso dell’indagine catanzarese sono state autorizzate anche le intercettazioni a carico dell’avvocato Antonio Galati del foro di Vibo Valentia, che aveva rapporti di frequentazione e conoscenza con i magistrati per i quali gli atti erano stati trasferiti a Salerno affinché fossero adottate le valutazioni di competenza. I pm di Salerno, ritenendo a carico dei magistrati l'esistenza di profili penalmente rilevanti, hanno chiesto la misura cautelare interdittiva. Il gip, giudicando invece carenti o, su certe contestazioni, del tutto inesistenti gli indizi a carico, ha respinto la richiesta. Gli stessi pm hanno poi presentato ricorso in sede di Riesame.

SALERNO – Il Tribunale del Riesame di Salerno ha rigettato la richiesta di interdizione dai pubblici uffici nei confronti di due sostituti procuratori della Repubblica di Catanzaro e di un giudice del Tribunale di Vibo Valentia accusati dalla Procura di Salerno di aver dato informazioni coperte da segreto a un avvocato legato alla cosca della 'ndrina dei Mancuso. Si tratta dei pm Giampaolo Petrolo e Paolo Boninsegna e del giudice Giancarlo Bianchi.

Sulla richiesta di interdizione si era già pronunciato negativamente il gip del tribunale di Salerno e la Procura salernitana era ricorsa in appello al Tribunale del Riesame. I tre magistrati erano difesi dall’avvocato Michele Tedesco del foro salernitano. 

L’inchiesta della Procura di Salerno trae origine da un’indagine denominata “Purgatorio”, si legge nel decreto del gip Zarone, pendente alla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro dal 2009 «diretta ad accertare l’esistenza e l’operatività nel Vibonese di un’associazione ’ndranghetista facente capo a Mancuso Pantaleone cl. ’47». Nel corso dell’indagine catanzarese sono state autorizzate anche le intercettazioni a carico dell’avvocato Antonio Galati del foro di Vibo Valentia, che aveva rapporti di frequentazione e conoscenza con i magistrati per i quali gli atti erano stati trasferiti a Salerno affinché fossero adottate le valutazioni di competenza. I pm di Salerno, ritenendo a carico dei magistrati l'esistenza di profili penalmente rilevanti, hanno chiesto la misura cautelare interdittiva. Il gip, giudicando invece carenti o, su certe contestazioni, del tutto inesistenti gli indizi a carico, ha respinto la richiesta. 

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