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Raffica di ergastoli per le cosche in Lombardia
Carcere a vita per i boss vibonesi e catanzaresi

Calabria

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UNA vera e propria raffica di ergastoli: ben 14 (contro i 16 richiesti dall’accusa) a carico di esponenti di primo piano delle ‘ndrine del Legnanese e della Brianza. Si chiude così, con una sentenza pesantissima pronunciata dalla corte di Assise di Milano, presieduta da Anna Introini, il primo grado del processo “Bagliore” la cui indagine era nata soprattutto a seguito delle rivelazioni dei pentiti Antonio Belnome prima e Michael Panajia poi e relativo agli omicidi di Carmelo Novella, Antonio Tedesco e Rocco Stagno. Carcere a vita, dunque, per Vincenzo Gallace, 64 anni, di Guardavalle; Antonio Carnovale, 52 anni, di Santa Caterina dello Ionio; Cristian Silvagna, 39 anni, di Bollate (Mi); Luigi Tarantino, 30 anni, di Cariati (Cs); Rocco Cristello, 49 anni, di San Giovanni di Mileto (Vv); Francesco Cristello, 41 anni, di San Giovanni di Mileto; Claudio Formica, 46 anni, di Mileto; Francesco Elia, 38 anni, di San Giovanni di Mileto; Salvatore Di Noto, 55 anni, di Palermo; Maurizio Napoli, 37 anni, di Leonforte (En); Agostino Caristo, 42 anni, di Guardavalle (Cz); Sergio Sestito, 42 anni, di Palermiti (Cz); Leonardo Prestia, 38 anni, di Cessaniti; Massimo Zanchin, 37 anni, originario di Cessaniti, residente a Verano Brianza (Mb). A Domenico Tedesco, 29 anni, di Guardavalle; e Michael Panajia, 37 anni, di Milano (collaboratore di giustizia) sono stati inflitti rispettivamente 24 (con il riconoscimento delle attenuanti generiche) e 23 anni.

Gallace, difeso dagli avvocati Francesco Loiacono e Salvatore Staiano, è stato assolto per l’omicidio Tedesco ma riconosciuto colpevole per quello di Novella. Per Panajia invece la Corte è andata ben oltre le richieste del pm Cecilia Vassena (16 anni). Gli omicidi, contestati a vario titolo agli imputati, secondo l’accusa, sarebbero da ricondurre a contrasti interni tra le cosche Gallace e Novella. A suo tempo il presidente Introini aveva riunito due procedimenti penali. Coordinate dalla Procura distrettuale antimafia diretta da Ilda Boccassini, le due operazioni avevano smascherato la presenza in Lombardia di una quindicina di cosche della ‘ndrangheta che, tra il 2008 e il 2010, hanno macchiato di sangue il Legnanese e la Brianza. I giudici della Corte d’Assise erano quindi chiamati a stabilire le colpe degli omicidi Carmelo Novella, Antonio Tedesco e Rocco Stagno. Tre delitti realizzati con estrema ferocia e per esplicita mano mafiosa: Novella freddato nel 2008 a San Vittore Olona in pieno giorno con tre colpi di pistola al volto; Tedesco mummificato nella calce a Bregnano, provincia di Como, nel 2009; e Stagno, il cui cadavere non è mai stato rinvenuto ma la cui morte, secondo le testimonianze, sarebbe avvenuta in un cascinale di Bernate Ticino il 29 marzo 2010, fra i campi e il Naviglio Grande dove i nonni portano a spasso i bambini col cane. Questi tre omicidi sono accomunati da un unico filone: il predominio del potere criminale sul territorio lombardo in collegamento diretto con la casa madre calabrese. Nessuno dei familiari delle vittime si è costituito parte civile al processo. Neppure il Comune di San Vittore Olona. Scelta totalmente opposta, invece, per quelli Giussano e Seregno le cui amministrazioni comunali hanno, infatti, ritenuto l’infiltrazione mafiosa nel proprio territorio un grave danno all’immagine e all’economia locale. Del Collegio di difesa fanno parte, tra gli altri, gli avvocati Antonio Porcelli (legale di Elia e Zanchin), Crusco, Colombo e Preiti.

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