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Impose l'assunzione del figlio in un'azienda
Arrestata la moglie del capoclan Belcastro

Calabria

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REGGIO CALABRIA – Gli agenti della Squadra Mobile di Reggio Calabria e del Commissariato di Polizia di Bovalino hanno arrestato Grazia Marzano, 50 anni, di Sant'Ilario dello Jonio, moglie di Giuseppe Belcastro, indicato dagli inquirenti come boss della 'ndrangheta. La donna è accusata di estorsione aggravata. L’arresto è stato eseguito nell’ambito dell’operazione «Dogville», che il 23 gennaio scorso portò al fermo di cinque persone accusate di essere, in concorso tra loro, responsabili di estorsione, riciclaggio ed usura, aggravati dall’aver agevolato la cosca di 'ndrangheta denominata Belcastro-Romeo, operante nel comprensorio di Sant'Ilario dello Jonio

Alla donna viene contestato di avere costretto, in concorso con il figlio Antonio Galizia, di 24 anni, e con Domenico Musolino, di 57, un imprenditore ad assumere formalmente Galizia prima come dipendente di una ditta, poi come bracciante agricolo, poi ancora ad assumerlo «in nero» di nuovo nella stessa ditta dall’estate del 2011 al gennaio 2012, senza che svolgesse alcuna attività lavorativa. 

Gli inquirenti hanno notificato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere alle cinque persone fermate il 23 gennaio. Si tratta dello stesso boss Giuseppe Belcastro, di 57 anni; di Antonio Galizia , di Giuseppe Nocera, di 50 anni, Domenico Musolino di 57, Ivano Tedesco di 50. Le indagini condotte dalla Squadra Mobile e dai Commissariati di Bovalino e Siderno, effettuate con il ricorso ad intercettazioni ed attività di videosorveglianza, avrebbero permesso di documentare l’attività criminale svolta dagli indagati in concorso tra loro. 

Si tratterebbe di episodi di estorsione, riciclaggio ed usura aggravati dall’aver agevolato la cosca Belcastro-Romeo, operante nel comprensorio di Sant'Ilario dello Jonio. In particolare, le attività estorsive sarebbero state perpetrate, ai danni di un imprenditore locale, titolare di una ditta individuale, prima costretto ad assumere formalmente, in qualità di braccianti agricoli, alcuni affiliati alla cosca mafiosa e, successivamente, a subire pressanti condotte intimidatorie finalizzate a ottenere, con cadenza periodica, corresponsioni di denaro e compensi economici di varia natura, fatti che l’uomo ha denunciato al Commissariato di polizia Bovalino. L’inchiesta, condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, ha consentito di documentare le pressanti richieste di denaro, talvolta soddisfatte mediante il pagamento, da parte dell’imprenditore di assegni che venivano portati all’incasso da uno degli indagati che, a sua volta, consegnava direttamente i relativi importi al capo cosca Giuseppe Belcastro.

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