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Si stringe il cerchio sul latitante Michele Pesce: a Rosarno
i carabinieri trovano un bunker e arrestano un complice

Calabria

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REGGIO CALABRIA - E' spuntato un bunker nelle ricerche compiute dai carabinieri che cercano di stringere il cerchio intorno al latitante Marcello Pesce, esponente di spicco dell’omonimo clan 'ndranghetista di Rosarno ed è inserito nell'elenco dei ricercati più pericolosi.

Il nascondiglio è stato individuato dai militari del comando provinciale di Reggio Calabria, del Ros e dello Squadrone Cacciatori che hanno effettuato numerose perquisizioni e rastrellamenti nelle campagne rosarnesi, su delega della Dda. Il boss, inserito nell’elenco dei latitanti più pericolosi. Le operazioni dei militari dell’Arma si sono concluse con il sequestro dell’ennesimo covo, rinvenuto nelle campagne di Candidoni, situato a pochi metri da un manufatto rustico  

Al rifugio sotterraneo si accedeva mediante una botola mimetizzata dalla fitta vegetazione ed una scaletta metallica situata all’ingresso. Le verifiche all’ambiente interno (un monovano di circa 5/10 mq) hanno evidenziato che a causa del maltempo degli ultimi giorni si era allagato e probabilmente non era stato utilizzato di recente, ma poteva servire per sfuggire ai controlli stringenti delle forze dell’ordine. 

Nei pressi dell’ingresso, i Carabinieri hanno dissotterrato cavi elettrici e tubi, che confermano la destinazione illegale della costruzione sequestrata. 

A conclusione dei controlli disposti dalla magistratura, i militari hanno anche ammanettato Francesco Alviano: per lui l'accusa è di essere un fiancheggiatore del latitante. Alviano è fratello di Giuseppe detto «Pino rospo» (arrestato nel febbraio 2012, nel corso dell’operazione "Califfo 1") e di recente condannato in primo grado alla pena di 9 anni e mesi 4 di detenzione, per la sua appartenenza alla cosca Pesce. I fratelli Alviano sono noti già dal 2004 alle forze dell’ordine, perché sul loro conto si sono espressi senza riserve tre collaboratori di giustizia che li dipingono come soggetti «cresciuti a casa di don Peppino Pesce» il defunto patriarca della cosca, e da sempre considerati al servizio della famiglia. Su Francesco Alviano ricadono, inoltre, sospetti in merito alll'omicidio di Francesco Arcuri, avvenuto a Rosarno nel novembre del 1993.

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