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Bancarotta fraudolenta: 3 imprenditori
e un commercialista arrestati a Vibo

Calabria

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VIBO VALENTIA – Tre imprenditori di Vibo Valentia, i fratelli Ivano, Emiliana e Giuseppe Ceravolo, ed un commercialista, Sergio Scalise, di Lamezia Terme, sono stati arrestati per bancarotta fraudolenta dalla guardia di finanza di Vibo che ha sequestrato due società di distribuzione di prodotti ittici surgelati, la Certesca e la Certesca Ceravolo, per un valore di un milione. Secondo l’accusa formulata dal pm Santi Cutroneo, titolare dell’inchiesta, i fratelli Ceravolo, avrebbero spogliato la società Food service di macchinari e di altri beni, avviandola poi al fallimento, decretato nell’aprile 2011.   I beni sarebbero stati poi trasferiti ad una nuova società, la Cerpesca. In tal modo gli imprenditori sarebbero riusciti a sottrarli ai creditori della Food service avviando una nuova attività.   Le due società sequestrate, la Cerpesca e la Cerpesca Ceravolo, sono state realizzate nella zona industriale di Maierato, nel vibonese. 

L'attività investigativa era iniziata nel corso del 2012, su delega della magistratura, che aveva preso in esame la procedura concorsuale nell’ambito della quale è stato dichiarato il fallimento della società «Food Service» operante nella produzione e vendita all’ingrosso e al dettaglio di prodotti ittici surgelati e alimentari in genere. La complessa ndagine, concentrata sull'ipotesi di distrazione di beni segnalata dalla sezione fallimentare del tribunale di Vibo Valentia, avrebbe permesso alle Fiamme Gialle di appurare che gli arrestati, attraverso vari artifici economico-contabili e la costituzione di altre società alter-ego della fallita, avevano distratto dal patrimonio aziendale beni societari e risorse finanziarie per centinaia di migliaia di euro. 

La «Cerpesca», in particolare, era stata formalmente trasferita nell’arco di pochi mesi a due soggetti residenti in Piemonte, ma di fatto continuava ad operare nel vibonese con un’altra ragione sociale, al fine di sottrarre disponibilità finanziarie ed altre utilità agli organi concorsuali, i quali oltretutto non hanno rinvenuto alcun documento contabile per la ricostruzione del volume d’affari e degli altri fatti societari. Tutto ciò sarebbe stato possibile grazie anche al commericlista che avrebbe consentito il fittizio trasferimento di quote societarie.

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