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Il business dei rifiuti nelle mani dei clan
Spartizione nel reggino, arresto a S.Ferdinando

Calabria

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REGGIO CALABRIA - Turbata libertà degli incanti ed estorsione, aggravate dalle modalità mafiose. Sono queste le accuse che hanno portato all'operazione dei carabinieri che ha interessato i comuni di Palmi, San Ferdinando e Gubbio (Perugia); l'operazione è stata eseguita dal Nucleo Operativo Ecologico Carabinieri, unitamente a militari della Compagnia di Palmi e Gioia Tauro, nonché del Noe di Perugia. In carcere è finito Carmelo Ciccone (legale rappresentante della “RA.DI.” s.r.l. con sede in Palmi (RC), nonché vice Presidente Consorzio Nazionale per il recupero degli imballaggi in plastica - CO.N.I.P.). Contestualmente è stata eseguita una misura cautelare reale, relativa al sequestro della società, del valore stimato di circa venti milioni di euro, che si occupa della raccolta degli r.s.u., ingombranti, RAEE e differenziata nei comuni di Palmi (RC) e San Ferdinando (RC), nonché in altri comuni della Piana di Gioia Tauro. 

La misura emessa dal gip presso il Tribunale di Reggio Calabria, Antonino Laganà, su richiesta della locale Procura Distrettuale Antimafia, Sara Ombra, scaturisce dalle indagini condotte dal Noe che hanno consentito di accertare a carico degli indagati, responsabilità in ordine al reato di turbata libertà degli incanti ed estorsione, aggravati dalle modalità mafiose. Secondo le indagini, per l’aggiudicazione della gara d’appalto per la gestione degli r.s.u. del Comune di San Ferdinando (RC) (per l’importo di circa 1.200.000 euro) e presso altri enti locali, intervenivano direttamente per turbare la gara, allontanandone gli offerenti ed inducendo il rappresentante della società Zetaemme di Sant’Agata del Bianco (RC) a ritirare l’avvalimento prestato a favore della società Evergreen di Rizziconi (RC) altra partecipante alla gara. Le indagini traggono origine, dall’originario filone relativo all’operazione “Blak Garden” che ha visto proprio il responsabile della Zetaemme, gravemente indiziato a livello cautelare del delitto rispetto alla gestione della discarica di Casignana (RC), ma che, nella vicenda in esame, è vittima del reato. Ciccone, per raggiungere lo scopo prefissato, si avvaleva di minacce esplicite di probabili ritorsioni: “San Ferdinando è qua, a casa nostra” “consigliandogli” espressamente di ritirarsi dalla gara “se hai la bontà pigli e ti ..... se vuoi sempre, e se reputi opportuno...gli mandi un telegramma e gli dici che ti ritiri”; “Peppe ... non funziona così e non và manco bene”. 
Nel corso di una conversazione tra i due “imprenditori” emerge chiaramente una sorta di spartizione territoriale della provincia tra le società operanti nel settore della raccolta e smaltimento dei rifiuti, tanto che Ciccone afferma: “.. Io sono che lavoro a S. Ferdinando per i fatti miei, normale e tranquillo con la gara aggiudicata, partecipo ad una gara...”. Le indagini hanno evidenziato in modo chiaro, una sorta di spartizione del territorio della provincia di Reggio Calabria, operata nel campo della raccolta degli RSU, che impediva di “sconfinare” nei territori altrui per la partecipazione alle relative gare d’appalto, intervenendo, come nel caso dell’appalto per la gestione degli r.s.u. del Comune di Palmi (RC) (per l’importo di circa € 5.500.000), anche su ditte siciliane che partecipavano a gare nella provincia, avvalendosi di personaggi legati a “Cosa Nostra” Siciliana, per sondare il terreno e prendere informazioni utili sulla ditta che aveva presentato un’offerta per la gara. 

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