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San Ferdinando, fermati 5 appartenenti ai Bellocco
Tra le accuse associazione mafiosa usura ed estorsione

Calabria

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REGGIO CALABRIA – Cinque presunti appartenenti alla cosca di 'ndrangheta Bellocco, operante a San Ferdinando e zone limitrofe, sono stati raggiunti da provvedimento di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Dda di Reggio Calabria ed eseguito dai carabinieri del Comando provinciale. Le accuse sono di associazione mafiosa, concorso in intestazione fittizia di beni, concorso in usura, concorso in estorsione, concorso in violenza privata, concorso in lesioni personali, tutti aggravati dall’aver favorito un sodalizio mafioso. Secondo la ricostruzione degli inquirenti un Carabiniere infedele avvisava la cosca Bellocco degli sviluppi dell’attività degli investigatori. Il militare non è ancora stato identificato, ma gli inquirenti, ha spiegato il procuratore aggiunto Michele Prestipino, confidano di giungere presto alla sua identificazione, così da poterlo punire come è stato fatto anche di recente in casi analoghi. I particolari sono stati resi noti in conferenza stampa al Comando provinciale dal procuratore della Repubblica facente funzioni di Reggio Calabria, Ottavio Sferlazza e dal procuratore aggiunto Michele Prestipino.

IL CONTRIBUTO DI MARIA CONCETTA CACCIOLA. L'attività investigativa scaturita oggi nell’operazione «Tramonto», che ha visto i carabinieri eseguire 5 fermi di indiziato emessi dalla DDA nei confronti di altrettanti appartenenti alla famiglia Bellocco di San Ferdinando, si è avvalsa anche delle dichiarazioni, puntualmente riscontrate durante le indagini, della testimone di giustizia Maria Concetta Cacciola, morta suicida. In particolare le dichiarazioni rese dalla testimone di giustizia hanno permesso di fare luce su un’attività usuraria che sarebbe stata posta in essere dagli indagati. Un prestito di 600 mila euro, nell’arco di due anni, sarebbe aumentato fino alla cifra di un milione di euro.

LA MOGLIE DEL BOSS. Oltre alle cinque persone raggiunte da decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla DDA di Reggio Calabria nei confronti di altrettanti appartenenti alla famiglia Bellocco di San Ferdinando, è indagata anche una donna, Aurora Spanò di 66 anni, in atto detenuta per altra causa. La donna è la compagna di Giulio Bellocco. Reggio Calabria, 6 mar. – Aurora Spanò, di 66 anni, coinvolta nell’operazione di oggi contro il clan Bellocco, compagna di Giulio Bellocco, già in carcere per altra causa, avrebbe esercitato intimidazioni nei confronti di altre due persone detenute nella stessa cella, pretendendo una forma di ossequio che si sarebbe sostanziato nel fare le pulizie della stanza e dei servizi igienici. Una terza donna l’ha denunciata riferendo che, poichè avrebbe messo in discussione il suo «lignaggio», la Spanò si sarebbe vendicata dando mandato ai propri congiunti di aggredire, colpendolo con un casco, il marito. A riferirlo, stamane, è stato il procuratore facente funzioni di Reggio Calabria, Ottavio Sferlazza, nel corso della conferenza stampa tenuta al comando provinciale dei Carabinieri per illustrare i dettagli dell’operazione «Tramonto».

I FERMATI. I cinque fermati sono: Giulio Bellocco di 62 anni, Berto Bellocco di 28 anni, Antonio Bellocco di 25 anni, Domenico Bellocco di 31 anni e Carmelo Bellocco di 26 anni. Le accuse nei confronti dei cinque sono, a vario titolo, di associazione mafiosa, concorso in intestazione fittizia di beni, concorso in usura, concorso in estorsione, concorso in violenza privata, concorso in lesioni personali, tutti aggravati dall’aver favorito un sodalizio mafioso. 

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